IMU: IL PDL CONTRO IL FONDO MONETARIO, CONTRO L’OCSE E CONTRO LE REGOLE DELL’ECONOMIA

Fabrizio Saccomanni

L’invito del Fondo Monetario Internazionale a non abolire l’IMU sulla prima casa ha suscitato le ire di tutti i pidiellini, da Brunetta a Capezzone, da Gasparri alla Carfagna, dalla Santanché a Schifani, alcuni dei quali hanno trovato l’occasione di attaccare anche il ministro dell’Economia Saccomanni che non ha, finora, trovato i fondi necessari per la copertura.
Gli esponenti del partito berlusconiano, però, farebbero bene a riflettere sul fatto che tranne l’ONU e la Croce Rossa, tutte le organizzazioni internazionali premono sul nostro Paese perché interrompa il percorso volto ad abrogare l’imposta.
Non si tratta di una interferenza multipla o di una congiura tentacolare che coinvolge l’Unione europea e tutti gli organismi che si interessano di economia, nonché i grandi giornali economici.
Molto più banalmente nessuno riesce a capire per quale motivo un Paese come il nostro che è fra quelli con le più alte tasse sul lavoro del mondo industriale avanzato e che, anche per questa ragione, ha visto un declino senza precedenti della propria industria manifatturiera con conseguenze drammatiche sull’occupazione debba destinare quattro miliardi ad alleggerire le tasse sugli immobili, che hanno effetti marginali sulla economia reale.

Si può aggiungere che nessuno riesce a capirlo neanche in Italia, anche se è ovvio che se si mettono i cittadini di fronte a una scelta fra abolire l’IMU o non abolire nessuna tassa i cittadini sono favorevoli alla abolizione dell’IMU.
In realtà la scelta è diversa: è come utilizzare al meglio quattro miliardi da investire nella riduzione delle tasse. E, quindi, se intervenire sul cuneo fiscale accrescendo la competitività delle aziende e mettendo in moto un circuito virtuoso che può portare a effetti positivi sul piano produttivo e occupazionale oppure fare una operazione “una tantum” che porterà a un risparmio medio di quattrocento euro per ogni contribuente, senza ricadute sostanziali sul sistema produttivo del Paese. 
Non ho dubbi che se gli italiani fossero posti di fronte a questo dilemma opterebbero per la scelta più lungimirante, anche a costo di qualche sacrificio personale. Anche perché la crisi economica, checché ne dica Berlusconi che vede i ristoranti e gli aerei sempre pieni, colpisce, direttamente o indirettamente, tutte le famiglie e tutte le aziende.
D’altronde, anche se non ha un valore scientifico, colpisce, per la rilevante differenza fra i sì  e i no, il sondaggio del Corriere on line, al quale l’80 per cento degli elettori ha risposto di essere d’accordo con il Fondo Monetario Internazionale mentre solo il 20 per cento si è dichiarato di avviso opposto. Il che dimostra che gli italiani non sono sprovveduti, almeno la parte più informata.
E gli italiani hanno capito bene che l’unica motivazione del provvedimento IMU è che si deve onorare un debito elettorale di Berlusconi. Anche perché i vari Brunetta, Capezzone e frequentatori vari di Palazzo Grazioli si sono limitati ad aggredire l’Fmi e a fare appello alla sovranità nazionale ma non hanno portato uno straccio di motivazione alla loro intransigenza.
Certo, sarebbe stato difficile rispondere ai tecnici del Fondo o al Capo economista e Vice segretario generale dell’OCSE Piercarlo Padoan che la tassa va abolita, anche se le regole dell’economia suggerirebbero il contrario, perché Berlusconi lo ha promesso ai suoi elettori. Unica risposta possibile perché anche il fantasioso Brunetta non è riuscito a trovare una qualunque argomentazione più significativa.
E, poi, c’è ancora chi si chiede perché il Cavaliere è considerato “unfit” dalle cancellerie di mezza Europa e dalle istituzioni internazionali e perché la speculazione di tutto il mondo si mobilita per arricchirsi ai danni del nostro Paese quando i governi sono presieduti da lui.