IL PROGRAMMA C’È, IL GOVERNO NON ANCORA

nicola-tranfaglia

L’OPINIONE

di Nicola Tranfaglia Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Ho letto con attenzione il programma in otto punti che il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha comunicato agli spettatori di Che tempo che fa e che la rete ha opportunamente diffuso dovunque.
Come osservatore di questa difficile crisi politica italiana (non siamo ancora usciti dall’età populista, altrimenti la coalizione di centro-sinistra sarebbe riuscita a vincere la partita e Berlusconi non avrebbe ottenuto con la Lega quasi il trenta per cento dei suffragi!), mi sembra di poter dire che il programma, ancora di necessità molto generico, risponderebbe , a mio avviso, alle esigenze fondamentali del paese ma dubito che possa ottenere una maggioranza parlamentare nell’assemblea appena eletta e dunque il ricorso alle urne appare ancora un’ipotesi forte nel giro dei prossimi mesi o al massimo di un anno. 
Vediamo gli otto punti indicati nella trasmissione televisiva, che, a quanto pare, ha sostituito i comizi, con l’eccezione di Grillo nell’ultima campagna elettorale.
Il primo è sacrosanto. La legge sulla corruzione approvata quasi in articulo mortis   da questo ultimo parlamento è indecente e non in grado di costituire una svolta in un fenomeno come quello della corruzione che fa del nostro paese uno dei peggiori dell’Europa come dell’Occidente.
La legge contro la mafia è altrettanto urgente ma se agli strumenti repressivi non si accompagna la mobilitazione popolare e l’istituzione di un’educazione civile nelle scuole e nelle università non ci saranno miglioramenti.
Il secondo che è una politica più sobria e meno cara. E’ più facile a dirsi che a farsi se non si interviene sui rimborsi elettorali e su troppi politici di professione.

Il terzo che è la riforma dei partiti. Non mi sembra tanto un problema di legge dello Stato quanto di capacità dei partiti di autoriformarsi secondo regole democratiche. Negli ultimi settanta anni i partiti non lo hanno fatto e non è facile che lo facciano in un momento di grave crisi economico-sociale  e morale.
I successivi sono ancora più generali anche se toccano i diritti, la situazione economica, la scuola e il diritto allo studio.
Ma anche i diritti di cittadinanza e quello delle coppie omosessuali. Non si può che essere d’accordo. Ritornando dopo alcuni anni al mondo dell’università e della scuola ho trovato una situazione drammatica che non conoscevo. La politica populista ha prodotto danni molto gravi a tutto il mondo dell’istruzione come della cultura.
Ci vorrebbe uno sforzo straordinario per invertire una crisi che si è ormai, negli ultimi dieci  anni, stabilizzata ma è un problema centrale per il destino del nostro paese e per le nuove generazioni a cui dobbiamo guardare con speranza.
Che cosa possiamo augurarci in una prospettiva che non è di un singolo partito ma di una coalizione come quella di centro-sinistra che rappresenta una gran parte dei lavoratori del nostro paese?
Un lavoro serio per rendere il programma più chiaro e preciso.
La mobilitazione effettiva di vecchie e nuove generazioni in grado di lavorare. La massima trasparenza nella pratica come nel lavoro politico e culturale.
Sarebbe una svolta di cui l’Italia ha molto bisogno.  Avverrà?