IL PRESIDENTE GRASSO HA RAGIONE, NECESSARIA UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE STRAGI.

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L’OPINIONE 
di Nicola Tranfaglia Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Chi si trova a parlare ai giovani, nel proprio insegnamento, delle associazioni mafiose nate e cresciute nel nostro paese, e legge con particolare interesse le pagine che l’attuale presidente del Senato Pietro Grasso ha posto come prefazione al libro di Giovanna Montanaro (La verità del pentito. Le rivelazioni di Gaspare Spatuzza sulle stragi mafiose Sperling &Kupfer editore) ha tutte le ragioni per sobbalzare sulla sedia. Per almeno due ragioni fondamentali. La prima è che il presidente Grasso attribuisce al pentito un’assoluta attendibilità: “la sua sincerità, la sua spontaneità colpivano positivamente proprio perché venivano da un’esigenza morale della sua coscienza, maturata dopo un percorso di serio pentimento, accompagnato da una vera e propria conversione religiosa”. Un’attendibilità che non mi è capitato finora di incontrare nelle dichiarazioni di un ex magistrato.

La seconda è che Grasso rivela che il pentito nella sua collaborazione con i magistrati di Palermo e di Caltanissetta ha reso noto ai giudici che il suo capomafia Giuseppe Graviano ha detto che era felice per i risultati ottenuti da Cosa Nostra e ” parla di quelle persone che avevano portato avanti questa cosa..facendomi il nome di queste persone mi menziona nello specifico la persona di Berlusconi, in cui mi conferma che era la persona di Canale 5, di cui mi dice che c’è nel mezzo anche un nostro compaesano, Marcello Dell’Utri”. Nella sua prefazione, Grasso spiega che a suo avviso “le stragi sono state parte di un programma messo in atto dalla mafia per scuotere dalle fondamenta l’ordine pubblico,per influenzare una situazione politica incerta…sicuramente Cosa Nostra aveva perso i suoi tradizionali referenti politici, era anche alla ricerca di nuovi interlocutori.” Siamo agli inizio degli anni 90, del tempo in cui ebbero luogo le grandi stragi in cui caddero Falcone e Borsellino con i loro agenti di scorta e Grasso aggiunge: “La trattativa fa parte dei moventi delle stragi, certamente. Ma, a mio parere, si intuisce che c’è qualcosa di più: quando Spatuzza parla di “presenza esterna” a Cosa Nostra, fa pensare che ci siano altri interessi, al di fuori di quelli di Cosa Nostra, per portare avanti il disegno stragista.” Di qui la proposta, da parte di Grasso, di un’idea che l’ex magistrato  espresse già il giorno della sua elezione a presidente del Senato: l’idea di  formare una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi, non solo quelle frutto del terrorismo mafioso, ma le stragi in generale, per trovare se c’è un filo comune di questa strategia della tensione. Un’idea, devo confessare a questo punto, che non mi sembra affatto strana né infondata ma al contrario utile di fronte all’ascesa crescente delle mafie e dell’illegalità nella penisola.