IL PARTITO DEMOCRATICO RITORNI ALLA COSTITUZIONE

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L’OPINIONE

di Nicola Tranfaglia Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Nessun giornale, eccetto il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, che pure oscilla nettamente per il centro-destra, ha riportato i risultati di un sondaggio dell’Istituto di ricerca IPSOS, fatto su 11mila interviste, da cui emergono novità rilevanti sulla crisi italiana.
Nelle elezioni del 24-25 febbraio 2013 solo il 47 per cento degli elettori del PDL ha confermato il voto dell’aprile 2008 e lo stesso è avvenuto per il 57 per cento del PD.
Da qui si spiega, con tutta chiarezza, il successo non decisivo ma con grande evidenza carico di conseguenze politiche del Movimento Cinque Stelle che ha beneficiato del 31 per cento dei voti del centro-destra e del 30 per cento di quelli del centro-sinistra.
Roberto D’Alimonte, raffinato studioso di statistiche elettorali, ha sentenziato a ragione che le ultime elezioni “con una percentuale minima del 39,1% di elettori che hanno cambiato voto, superano in volatilità anche quelle del 1994. E, confrontando 279 elezioni tra il 1945 e il 2013 in 16 paesi europei, questa è la terza più critica dopo quella in Spagna del 1982 e in Grecia del 2012. Berlusconi ha perduto quasi dodici milioni di voti, il PD di Bersani ne ha persi tre milioni e mezzo.”
È difficile, in queste condizioni, parlare di elezioni normali e aspettarsi che il governo Letta possa avere una vita lunga e normale, malgrado la forte volontà del presidente della repubblica appena rieletto e il tentativo disperato, per non dire inutile, di riportare i parlamentari del maggior partito del centro-sinistra a votare in maniera disciplinata. Per sostenere un gabinetto che potrebbe avere tra i suoi ministri persone che finora hanno parlato in maniera fortemente conflittuale come, per esempio, Fabrizio Barca e Pippo Civati o Gaetano Quagliariello, Andrea Orlando e Maria Stella Gelmini.

Senza diventare così duramente pessimisti come è diventata una giornalista tra le migliori di Repubblica  come Barbara Spinelli che ha previsto addirittura l’ascesa di Silvio Berlusconi alla successione di Napolitano deciso, a quanto pare, a dimettersi se il governo (di scopo, di servizio ma direi meglio del Presidente) fallirà o almeno la sua nomina a senatore a vita, prospettiva molto più realizzabile tra qualche mese.
Devo dire che sono molto preoccupato per quello che accadrà nelle prossime settimane.
Il Partito democratico si sta dilaniando ai vertici come nelle sue sedi locali in una crisi molto difficile da superare e tanto meno in tempi brevi. È necessario, perché quel partito possa riprendere il suo cammino e crescere, che si rifaccia – nell’agire come nel parlare – ai principi fondamentali del dettato costituzionale (eguaglianza tra i cittadini, diritti e libertà, ripudio della guerra e promozione effettiva della cultura, difesa dei beni pubblici e comuni, azioni politiche per raggiungere assetti della società più giusti e sostenibili per le generazioni future). E una democrazia interna che selezioni gli eligibili sulla base del merito e delle competenze e non degli interessi e delle fazioni più o meno ristrette.
Il PDL ha bisogno, a sua volta,  di una vera affermazione di governo se vuole ritornare a speranze di vittoria nel prossimo scontro elettorale. Soltanto SEL e Cinque Stelle, pur così diversi tra loro, si preparano a una giusta opposizione di fronte a quello che dovremo vedere nei prossimi mesi.
Ma – ed è il quesito più importante – questo governo che nasce con una scelta precisa di uomini e di programmi (è la destra interna del PD e la Scelta Civica di Monti a sostenerlo accanitamente con il PDL che vuole soprattutto usarlo per poter affrontare con maggiori chances la prossima battaglia politica ed elettorale) riuscirà a fare le necessarie riforme istituzionali: una legge elettorale decente, un semipresidenzialismo ancora da precisare e un programma di crescita economica su cui sappiamo ancora troppo poco?
Si rende conto il presidente Letta che, secondo gli ultimi dati, quest’anno ci sono in Italia quasi un milione di famiglie senza reddito da lavoro e che si tratta di una cifra raddoppiata negli ultimi cinque anni, cioè da quando il centro-destra è ritornato al potere?
Se non si vedono questi e altri problemi con un spirito nuovo e aperto a tutti  come potremo affrontare i prossimi mesi mentre la società – retta nell’ultimo anno e mezzo da un governo che ha fatto soprattutto tagli ed applicato tasse poco progressive – sarà, con ogni probabilità, ancora percorsa da una tensione sociale ed economica sempre più aspra e piena di pericoli, interni ed esterni, di ogni genere?