IL MURO DI CALAIS DIVIDE L’OPINIONE PUBBLICA EUROPEA. POLEMICHE IN GRAN BRETAGNA E IN FRANCIA. OBAMA INVITA ALLA SOLIDARIETÀ E ALL’ACCOGLIENZA

migranti

Sono stati avviati i lavori per la costruzione del grande muro di Calais, un muro voluto fortemente dalla Gran Bretagna, che, tra l’altro, si accolla le spese, ma d’intesa con la Francia del premier socialista Hollande, il cui assenso era, ovviamente, indispensabile, considerato che la costruzione avviene in territorio francese.
Il muro, destinato a costeggiare l’autostrada ed il perimetro del porto della città francese, sarà alto quattro metri e lungo un chilometro e verrà dotato di telecamere.
L’avvio dei lavori ha già provocato forti polemiche nell’opinione pubblica, in quanto è l’ennesimo muro eretto nel cuore dell’Europa, con l’aggravante che nasce a seguito di un accordo fra le due più antiche democrazie del continente,  che vantano una tradizione centenaria nella difesa dei diritti dell’uomo.
Le polemiche si sono principalmente concentrate sulla reale utilità di un simile progetto che, secondo molti osservatori, avrebbe l’unico effetto di trasferire il problema dei migranti dal tratto finale dell’autostrada a quello precedente. Si tradurrebbe, dicono i critici, di un intervento diretto ancora una volta sui sintomi invece che sul problema reale. Il fenomeno dell’immigrazione, si sostiene, è un problema di tipo politico ed economico che, di conseguenza, richiede misure di tipo politico ed economico. Ed è un problema di dimensione continentale per il quale le soluzioni vanno ricercate a livello di Unione e non possono prescindere dalla solidarietà e dall’accoglienza,  come ha ricordato il presidente Obama.
Il governo britannico però non sembra essere della stessa opinione e ha optato per una soluzione nazionale, concordata con Parigi. Una soluzione la cui efficacia è tutta da dimostrare. Probabilmente, la vera finalità dell’Esecutivo britannico è di recuperare consensi nella pubblica opinione. Un gioco pericoloso, come dimostra l’esito del referendum sulla “brexit”. Un referendum che ha suscitato incertezze anche fra i fautori del “leave” come dimostra il fatto che ancora non è stata inviata a Bruxelles la notifica ufficiale dell’uscita. Un referendum i cui effetti negativi si stanno già manifestando, considerato che l’OCSE ha dimezzato (dal 2% all’1%) le previsioni di crescita del Regno Unito per il 2017 e che ci sono già le prime dichiarazioni di amministratori di multinazionali che annunciano la volontà di lasciare il suolo britannico per non perdere il passaporto comunitario.