IL GOVERNO ALLA PROVA DELLE UNIONI CIVILI. RESTA IL NODO DELLA “STEPCHILD ADOPTION”

On. Monica Cirinnà

Quello delle Unioni civili resta un tema scottante per l’Italia e le maggiori grane al riguardo, per il governo Renzi, sono anche interne al Pd. Il ddl Cirinnà sulle Unioni Civili sarà al Senato il 26 gennaio, ma trovare una mediazione che possa mettere di comune accordo tutti, comprese l’area cattolica e l’area laica del Partito democratico, sembra un’impresa oceanica.
Il nodo più spinoso del testo Cirinnà è la “stepchild adoption”. E proprio su questo punto si fa strada l’ipotesi che, al momento del voto, si lasci libertà di coscienza ai parlamentari. Ma di cosa si tratta?

“Stepchild Adoption” (“adozione del figliastro”) vuol dire adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo che sia, del partner. Può riferirsi sia a coppie eterosessuali che omosessuali. Questo tipo di adozione nasce dalla necessità, avvertita soprattutto dalle coppie omosessuali, di tutelare i figli in mancanza di una legge che riconosca le coppie formate da persone dello stesso sesso. Questi bambini, infatti, spesso nati all’estero grazie alla procreazione assistita eterologa, in Italia risultano figli solo del genitore naturale e in caso di problemi o di decesso del genitore biologico l’altro non ha alcun diritto né dovere nei suoi confronti.
È su questo punto che si registrano le maggiori incrinature. Tra tensioni, proteste di alcune associazioni cattoliche e accesi dibattiti interni ai partiti, la questione resta delicata e sciogliere la matassa è un compito tutt’altro che semplice. Modificare il testo per andare incontro ai cattolici significherebbe correre il rischio di sollevare il dissenso dei laici e viceversa. Per il momento, dunque, nessuna indicazione dalla cabina di regia:  sulla “stepchild adoption” è probabile che a decidere sia il Parlamento con libertà di coscienza nel voto.