IL FISCO DEVE INCASSARE SETTECENTOTRENTA MILIARDI. MA NESSUNO PRENDE INIZIATIVE

Equitalia

La lotta all’evasione fiscale è uno dei misteri del nostro Paese. Tutti i partiti hanno proclamato che sarebbe stato uno dei punti focali dell’azione di governo. Oggi apprendiamo che era tutta una finta. Dal 2000 al 2012 la battaglia antievasione ha portato all’accertamento di 807 miliardi di imposte evase, con regolare, conseguente, iscrizione a ruolo. Se fossero incassati porterebbero ad abbattere il debito pubblico da 1.900 miliardi a 1.100 e dal 130 per cento circa al 72 per cento. Risultato che sarebbe stato ancora più brillante se le somme fossero state incassate nel corso degli anni consentendo di risparmiare altre centinaia di miliardi di interessi.
Invece, di quegli 807 miliardi ne sono stati incassati, a quanto ammette lo stesso ministero dell’Economia, solo 69,1 e si prevede di incassarne altri 55 entro il 2024.
Cifre ridicole che dimostrano che la vera lotta all’evasione, al di là delle sceneggiate tipo Cortina, non è stata mai fatta né a livello legislativo, né a livello burocratico.
La cosa più grave è che la notizia non ha suscitato scandalo. I grandi giornali l’hanno confinata nelle pagine interne. Il Corriere della Sera le ha dedicato una colonnina a pagina 9. Nessuno si è preoccupato di capire la cause di una tale situazione né di avviare un’inchiesta per suggerire la individuazione di idonei strumenti di recupero.

Ancora meno, ovviamente, si preoccupa di indicare delle soluzioni il governo che si è limitato ad una presentazione asettica della relazione, in cui viene accettato fatalisticamente, come un fatto ineluttabile, il risultato prospettato.
È evidente che, invece, bisogna individuare con urgenza gli interventi da effettuare, a livello normativo e/o amministrativo, per evitare il protrarsi di tale situazione.
C’è da augurarsi che l’argomento non venga negletto dai mass media ormai concentrati sugli scontrini dei 5 Stelle e sugli insulti che i parlamentari si scambiano e che, peraltro, rientrano nella migliore tradizione politica italiana.
La nostra testata è a disposizione  di esperti e semplici cittadini che vogliano approfondire la questione con idee, sollecitazioni, suggerimenti volti a risvegliare l’interesse sulla materia di politici, responsabili istituzionali e opinione pubblica.
Per avviare il dibattito un nostro collaboratore ha avanzato una proposta, illustrata nell’articolo che segue, che, pur non pretendendo di essere risolutiva, può essere un primo tassello di un pacchetto di interventi volti a risolvere il problema.(Ettore Nardi).

                            LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE

L’istituzione della Riscossione S.p.A. meglio nota come Equitalia  ora  ente con  partecipazione a maggioranza pubblica  che  si avvale  degli strumenti previsti dalle ultime leggi speciali in materia  per il recupero dei crediti d’imposta inevasi  (fermo amministrativo, ipoteca sugli immobili, ecc.) non ha risolto e non  risolverà mai tale problema.

Attraverso un’analisi a monte del meccanismo di riscossione tributaria, cercherò di dimostrare quanto sopra asserito.
Parliamo di evasione totale, che è la più diffusa e la più “criminale”, e dell’evasione parziale o elusione. L’evasione totale,  secondo recenti statistiche, ha raggiunto il livello di un terzo del gettito tributario dello Stato.
Esaminiamo dove nasce  la fragilità e la non volontà di risolvere tale piaga sociale.
La Guardia di Finanza o gli uffici dell’Agenzia delle Entrate procedono ad accertamenti presso le aziende o i contribuenti (sospetti) e redigono un atto di accertamento che trasmettono al locale ufficio finanziario che dovrà provvedere alla formazione dei ruoli che poi consegnerà come titolo esecutivo all’ente di riscossione (oggi Riscossione S.P.A.)
Il nostro sistema di diritto è garantista e dà ovviamente la possibilità al presunto evasore di poter ricorrere, contro il primo atto di accertamento notificato, alle commissioni tributarie con ben tre gradi di giudizio. Passano anni e nel frattempo l’evasore, con l’aiuto di un esperto consulente, si spossessa di tutti i suoi beni prima che il titolo diventi esecutivo. 
Cosa deve fare il legislatore?
Atteso che la materia tributaria, sotto l’aspetto esecutivo è regolata da leggi speciali che vengono applicate in via privilegiata e in deroga al diritto comune, è necessaria una norma che preveda che, dopo l’accertamento tributario esperito nei confronti dell’evasore, l’atto di accertamento stilato e sottoscritto dai pubblici ufficiali procedenti, venga annotato subito nei registri dei beni mobili (auto,barche,ecc.) e trascritto nei registri della Conservatoria per quanto concerne i beni immobili.
Ciò ovviamente comporterà maggiori difficoltà per il contribuente evasore di potere, nelle more, alienare i suoi beni e nel contempo creerà perplessità in un eventuale acquirente non disposto ad un incauto acquisto.
Ovviamente le decisioni che adotteranno le commissioni durante il percorso del contenzioso dovranno essere iscritte o trascritte nei registri sopra menzionati.
Ciò convincerebbe l’evasore o a pagare o comunque a non alienare i beni  fino al momento in cui l’accertamento diventerà ruolo esecutivo in mano all’organismo di riscossione.
Inoltre teniamo conto che i governi, soprattutto di centro destra, non agiscono con impegno su questo fronte per paura di perdere il consenso di milioni di elettori-evasori.
Esiste, a disposizione dell’agenzia delle Entrate, un sistema di anagrafe tributaria, chiamato ”Serpico”, che partendo dal codice fiscale permette di ricostruire tutta la storia economica del soggetto su cui servono approfondimenti. A tale collegamento telematico possono accedere i vari Uffici tributari e finanziari (Uffici distrettuali, Inail, Inps, Comuni, Guardia di finanza, Enel, Aci, Siae ecc.).
Così si può creare un meccanismo di informazioni e di controlli incrociati tali da rendere efficace la lotta alla grande ma anche alla media evasione.
Per ottenere risultati concreti, però, bisogna puntare sulla evasione vera. Perseguire il commerciante che ha venduto il gelato senza scontrino o il pensionato che ha riportato erroneamente dei dati evadendo cento euro è una operazione economicamente improduttiva e politicamente sbagliata che disperde risorse che potrebbero essere molto più proficuamente impiegate per accrescere in modo consistente la base imponibile.