IL CENTRO DEMOCRATICO: SÌ A PREPENSIONAMENTI E AD ASSUNZIONI NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

Nello Formisano
La staffetta generazionale ha fatto un altro passo in avanti.
Il premier Renzi e la ministra Madia hanno indicato fra gli obiettivi della riforma della Pubblica Amministrazione che sarà approvata entro il prossimo mese di giugno la realizzazione di un turn over che apra il settore pubblico ai giovani e consenta ai lavoratori bloccati dalla Riforma Fornero di andare in pensione.
Una soluzione che porterebbe a un efficientamento della macchina amministrativa, a risparmi elevati per le finanze pubbliche e a una riduzione concreta e immediata della disoccupazione giovanile  che, ormai, supera il 40 per cento con punte ancora più elevate nelle regioni meridionali.
Il Centro Democratico da anni si batte per un massiccio intervento su questo fronte, con un’azione sostenuta  da tutto il Parlamento che si è tradotta in una serie di iniziative politiche e parlamentari, compresa l’approvazione di una mozione e di un ordine del giorno sulla materia da parte della Camera dei Deputati.
Il nostro partito plaude, quindi, all’iniziativa del governo Renzi e della ministra Madia e si attende che gli intendimenti enunciati nelle linee guida si traducano al più presto in provvedimenti normativi.
Al riguardo ribadiamo quanto già sostenuto in sede parlamentare. L’operazione consente di conseguire rilevanti vantaggi su più fronti, su quello dei costi, su quello della equità sociale, su quello della solidarietà intergenerazionale  senza alcun effetto negativo né sul piano dell’economia reale, né su quello del bilancio dello Stato. 
A chi sostiene che ci sarebbe un aumento degli oneri previdenziali è facile replicare che non sono necessarie elaborazioni particolarmente sofisticate per capire che le pensioni costano meno degli stipendi  e che, quindi, l’operazione comporta risparmi per le finanze pubbliche. Risparmi molto consistenti, in quanto al prepensionamento  sarebbero interessati i dipendenti più vicini alla pensione che hanno stipendi più alti.
Ovviamente, non deve trattarsi di una iniziativa simbolica, ma di un grande piano per aprire la Pubblica Amministrazione alle nuove generazioni.
I numeri di partenza sono gli esuberi che secondo Cottarelli sarebbero 85.000 ma secondo alcuni studi della Funzione pubblica potrebbero salire fino a 200 mila. Esuberi che andrebbero utilizzati non per bloccare il turn over, ma per avviare un vero e proprio piano di riorganizzazione strutturale della Pubblica Amministrazione che permetta di tagliare le funzioni inutili, di ridurre i costi, di prepensionare i dipendenti demotivati e in eccesso, e di procedere ad assunzioni per immettere competenze nuove, accrescere l’efficienza della compagine amministrativa e migliorare la qualità dei servizi per i cittadini. Quello, insomma, che in un contesto del genere farebbe un imprenditore illuminato, avviando un piano industriale per il rilancio dell’azienda finalizzato a più produttività e a migliori prodotti per la clientela.
L’operazione è, poi, da estendere  al settore privato, anche se è evidente che in tal caso i vantaggi andrebbero alle imprese, che dovrebbero, quindi, necessariamente, utilizzare parte dei benefici ottenuti per coprire gli oneri connessi.
Quello che è certo è che i ritorni favorevoli superano abbondantemente i costi, come è dimostrato  dal fatto che, in passato, ci sono state aziende e/o settori, ad esempio il credito, che hanno portato avanti iniziative del genere accollandosi  gli oneri conseguenti, nella loro totalità, sia con riferimento alle retribuzioni che ai contributi pensionistici.
Infine, per una staffetta generazionale su larga scala che abbia ricadute rilevanti sul piano macroeconomico  bisogna utilizzare tutti gli strumenti a disposizione. 
Quindi, se i prepensionamenti sono la via maestra non va trascurato il part time pensionistico che è stato sperimentato in Francia con ottimi risultati. E che, invece, in Italia, richiede modifiche normative, onde renderlo praticabile senza che il lavoratore interessato subisca penalizzazioni permanenti sul suo trattamento previdenziale.
Tornando alla staffetta generazionale nel settore pubblico, è una iniziativa che può diventare uno degli assi portanti di una nuova politica per il lavoro in quanto permette di ridurre i costi, di dare una risposta concreta e immediata alla disoccupazione giovanile, di migliorare la qualità dei servizi dello Stato e di stimolare la ripresa economica attraverso l’aumento della occupazione a tempo indeterminato che è quella che incide in modo più significativo sulla domanda di consumi e, di riflesso, anche sugli investimenti.
Quindi, il Centro Democratico è in prima fila nel sostenere l’azione di Renzi e della ministra Madia e si attende che il ministro Poletti attivi nelle prossime settimane il dicastero del Lavoro per introdurre anche nel settore di sua competenza analoghe opportunità.