I DOCENTI NON DEVONO PAGARE GLI ERRORI DELLA BUROCRAZIA. SANZIONARE LE RESPONSABILITÀ

Fabrizio Saccomanni

Non siamo fra i detrattori del ministro Saccomanni, ma la vicenda degli scatti che si volevano recuperare con prelievi sulle buste paga degli insegnanti non può finire senza conseguenze.
Non è sufficiente il pronto intervento del Presidente del Consiglio che ha ripristinato un minimo di buona amministrazione, prendendo l’impegno politico, che poi andrà supportato da coerenti atti amministrativi, di evitare agli insegnanti la restituzione delle somme percepite.
Sono necessarie una indagine rigorosa e sanzioni severe contro i responsabili del pasticcio. Che non sono facili da individuare, dato che la confusione sulla materia regna sovrana.
Alcuni punti fermi, comunque, ci sono. Il tutto trae origine dal DPR 122/2013 emanato a settembre e entrato in vigore il 9 novembre 2013 che ha bloccato gli scatti degli insegnanti a partire dal 1 gennaio 2013.
Basta confrontare le date per capire che l’iter burocratico ha coperto gravi anomalie.

In uno Stato normale non sarebbe nemmeno ipotizzabile adottare un provvedimento in data 4 settembre che entra in vigore il 9 novembre per regolamentare situazioni giuridiche e diritti individuali maturati a partire dal mese di gennaio precedente.
Se, come dicono i dirigenti del ministero dell’Economia si è trattato di un atto dovuto, il provvedimento è stato deliberato con colpevole ritardo. Un ritardo che non può non essere oggetto di una inchiesta, con addebito ai responsabili  del danno che dovesse derivarne allo Stato.
L’altra soluzione, applicare in via retroattiva il provvedimento, cozza contro il diritto e contro il buon senso.
Il ministro Saccomanni, invece di polemizzare con il ministero dell’Istruzione, farebbe bene a fare pulizia fra i suoi collaboratori e ad assumersi la responsabilità politica di un incidente che è grave in sé, ma è ancora più grave perché è indice di una inefficienza e di una attitudine a coprire i propri errori scaricandone le conseguenze sui cittadini che non è tollerabile.
In tempi di lotta contro le caste forse ci sono superburocrati nella pubblica amministrazione che sono più casta dei politici e hanno più colpe dei politici nel degrado dell’azione dello Stato.
Però, i politici hanno due strade. Rappresentare gli interessi dei cittadini che li hanno eletti e intervenire con fermezza senza avere riguardi per nessuno. O rappresentare gli interessi dell’apparato e diventare corresponsabili dei guasti che disposizioni e procedure illegittime provocano alla popolazione.
Non è con un palleggio di responsabilità con altri ministeri, francamente irritante e fuori luogo, che si supera un caso di pessima amministrazione.
Saccomanni ha sicuramente la responsabilità politica della vicenda. Che è già una responsabilità pesante.
È opportuno che assuma una posizione ferma e adotti iniziative conseguenti, onde evitare di assumersi anche le responsabilità giuridiche del fattaccio.
Così come appare incontestabile che è doveroso e urgente un intervento della Corte dei Conti.
Per finire, non può che suscitare amarezza e preoccupazione l’indifferenza con la quale si è colpito un settore come la scuola che dovrebbe essere un settore di eccellenza sul quale fare leva per trarre l’Italia fuori dalla crisi nella quale si dibatte da anni, che è una crisi di valori, prima ancora che una crisi economica,