GLI ELETTORI EUROPEI CONTRO IL RIGORE. RENZI TRIONFA IN ITALIA, SCONFITTI GRILLO E BERLUSCONI

Matteo Renzi
Le elezioni europee richiedono una riflessione più ponderata che faremo nei prossimi giorni.
Però, gli esiti sono tanto dirompenti che meritano qualche considerazione a caldo. 
Innanzitutto, visto che si tratta di votazioni per il Parlamento della UE, si impone un giudizio sui risultati a livello continentale. 
In tutti i paesi dell’Unione è evidente la bocciatura della linea del rigore imposta dalla Merkel. La cancelliera tedesca ha distrutto il patrimonio di fiducia che i suoi predecessori insieme ai governanti degli altri Stati, in primo luogo Francia e Italia, avevano conquistato all’Europa fra tutti i popoli del continente.
E il risultato è ancora più grave, considerata la pochezza culturale e programmatica dei leader euroscettici e la insulsaggine delle loro tesi. 
D’altronde, la politica pregiudizialmente restrittiva, prima ancora che dagli elettori, era stata bocciata dai più importanti istituti di ricerca e dalla stessa Banca Centrale Europea che, per quanto in suo potere, ha cercato, sotto la Presidenza di Draghi, di sopperire alle carenze e agli errori dei governi dell’Unione.
Un istituto di studi tedesco ha calcolato in 950 miliardi di euro la perdita, già acquisita, di Prodotto Interno Lordo subìta dalla UE rispetto ai risultati che si potevano conseguire con una gestione più espansiva, simile a quella praticata da Obama negli Stati Uniti. Perdita che si andrà a sommare a quelle altrettanto elevate dei prossimi anni. 
La vittoria degli antagonisti in Francia, in Gran Bretagna, in Grecia non è una rivolta contro l’euro o contro l’Europa. È una rivolta contro una austerità aprioristica e irrazionale che non solo ha comportato maggiore povertà ma ha provocato anche uno sperpero di risorse pubbliche e un indebolimento delle finanze degli stati membri a cui, forse ora si comincerà a porre riparo, in quanto tutta la classe dirigente dei Paesi UE, da Hollande a Cameron, da Rajoy  alla stessa Merkel dovrà prendere atto del fallimento e trarne le conseguenze. Un ruolo importante in questo nuovo scenario potranno averlo Renzi e il Partito Democratico che diventa la componente più forte del Partito Socialista Europeo.
Ruolo conquistato con un autentico trionfo che il PD e Renzi hanno fatto registrare, a livello nazionale, con dati che superano, addirittura, le percentuali della vecchia Democrazia Cristiana. Un risultato straordinario che dimostra che il popolo italiano vuole ancora sperare nel futuro e non si rassegna alla protesta fine a se stessa.
Il messaggio di Renzi è passato. Gli elettori hanno respinto le suggestioni di Grillo e hanno dato fiducia al Presidente del Consiglio che, ora, diventa il dominus incontrastato della scena politica, con una legittimazione popolare che travolge anche i dubbi relativi alla sua ascesa al potere senza passare dalle urne.
Un grande successo elettorale comporta, però, grandi responsabilità.
Su questo risultato Renzi e il PD devono costruire una vera politica innovativa e una vera coalizione maggioritaria, trasformando le promesse di queste prime settimane di governo in realizzazioni concrete.
Tenendo conto che agli italiani non interessano tanto l’abolizione del Senato o la legge elettorale ma l’occupazione e lo sviluppo economico. È su questi temi che gli elettori, soprattutto i nuovi elettori del Partito Democratico, valuteranno l’operato del governo.
Se Renzi è il vincitore, i grandi sconfitti della consultazione sono Grillo e Berlusconi
Il leader del Movimento 5 Stelle paga la sua inadeguatezza al ruolo politico al quale era repentinamente assurto. La palese assenza di una qualsiasi strategia, la mancanza di un programma al di là di qualche slogan da bar, il linguaggio da comico, la assoluta inidoneità al ruolo dei quadri dirigenti hanno allontanato gli italiani da un Movimento finalizzato solo alla distruzione e privo di qualsiasi capacità di proposta.
Per Berlusconi il voto segna il  “de profundis” definitivo. Forza Italia si avvia a diventare un partito di nicchia, dimensione normale per un raggruppamento che si caratterizza per essere aziendale e personale.
Il che significa, al di là del risultato non esaltante, che il Nuovo Centro Destra ha fatto la scelta giusta distinguendo le proprie responsabilità e le proprie posizioni politiche da Forza Italia. 
Per Alfano e i suoi si apriranno ampi spazi,  man mano che tutti prenderanno atto del tramonto dell’ex Cavaliere.
Starà ora alle capacità della classe dirigente del partito alfaniano di costruire, per l’elettorato conservatore e benpensante, una nuova casa che si differenzi dal berlusconismo per essere più vicina ai valori liberali della destra storica e più impermeabile alle lusinghe di un peronismo da operetta che ha già prodotto tanti danni all’Italia e non ha grande spazio nell’Europa del 2000.