GLI 80 EURO A UNA PLATEA PIÙ AMPIA PER UNA NUOVA SPINTA ALLO SVILUPPO. LA PROPOSTA ALL’ESAME DEL GOVERNO

Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.
Dopo quasi otto anni di crisi finalmente i dati economici sembrano fornire un quadro più roseo della situazione economica. Il quantitative easing della Banca Centrale Europea di Mario Draghi sta infatti avendo un effetto positivo, con la progressiva riduzione dello spread, ora tendenzialmente intorno a quota cento (anche se ogni tanto riappare qualche fiammata che lo fa salire di qualche decina di punti), e con la svalutazione dell’euro ed il conseguente miglioramento delle esportazioni. Certo è solo un inizio e la strada per ritornare ai livelli di occupazione e di reddito precrisi è ancora lunga, ma la strada è tracciata.
Proprio questo, però, è il momento di essere lungimiranti e di prendere le decisioni giuste per favorire la ripresa. In questo senso è estremamente importante spendere nel modo migliore possibile il bonus da un miliardo e mezzo, frutto del miglioramento della situazione economica. Come sottolineato dal premier Renzi e dal ministro dell’economia Padoan, infatti, la riduzione del deficit e la maggiore flessibilità dovuta alle nuove politiche europee hanno reso disponibili nuove risorse, che ora devono però essere investite nel modo giusto. 
Una delle idee sulle quali il governo sta lavorando è la proposta del Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano che vorrebbe estendere la platea dei fruitori del bonus degli ottanta euro. Proposta che va sicuramente nella giusta direzione.
Ci sono infatti due ragioni che fanno propendere in favore di questa decisione. 
In primo luogo c’è una ragione di giustizia sociale, che vede la necessità di includere nel provvedimento degli ottanta euro gli incapienti, una categoria che ne era rimasta esclusa lo scorso anno. 
In secondo luogo, c’è una necessità economica. Se si vuole infatti fare ripartire l’economia, è necessario spingere il più possibile sui consumi che si sono andati riducendo negli ultimi anni di crisi. Una famiglia che fa fatica ad arrivare alla fine del mese non ha la possibilità di acquistare prodotti che non siano quelli di stretta necessità, con risultati deleteri non solo sul suo stile di vita ma anche sulla economia in generale. 
Non è necessario essere grandi economisti per capire che se non si inverte il trend discendente dei consumi non è ipotizzabile nessun rilancio per l’economia. Non c’è alcuna possibilità, nell’attuale contesto dei mercati, di fondare la ripresa sulle esportazioni. 
L’unica strada è puntare sulla domanda interna. Ed essendo le risorse disponibili scarse, per avere risultati apprezzabili è opportuno sfruttare l’effetto moltiplicatore della più elevata propensione al consumo delle fasce di reddito più basse. 
Il che significa che ridistribuendo le risorse in favore dei più poveri, non soltanto si fa opera meritoria sul piano sociale, ma si pongono in essere anche azioni funzionali alla ripresa dell’economia.
Alla luce di queste considerazioni, un provvedimento che riesca a dare alle classi meno abbienti un reddito maggiore va considerato in modo altamente positivo. Certo, dato che le risorse disponibili sono modeste, è difficile incidere in misura rilevante sulla situazione, ma, al di là dell’effetto diretto sulle grandezze economiche che, comunque, sarebbe significativo in una congiuntura in cui pochi decimali di punto fanno gridare alla ripresa, è importante mandare un segnale. E questo sarebbe un segnale nella giusta direzione.