FRA STATI UNITI E RUSSIA ASPRE ACCUSE PER IL BOMBARDAMENTO A UN CONVOGLIO ONU. IN CRISI L’ACCORDO SULLA TREGUA IN SIRIA.

BASHAR AL ASSAD

Rischia di finire in una bolla di sapone l’intesa siglata tra Stati Uniti e Russia sul cessate il fuoco in Siria. I due Paesi, infatti, principali firmatari dell’accordo che avrebbe dovuto garantire la tregua nel paese siriano, si accusano a vicenda per i bombardamenti degli ultimi giorni. La discussione tra Washington e Mosca riguarda in particolare il bombardamento aereo che lunedì scorso, vicino ad Aleppo, ha colpito un convoglio di aiuti umanitari dell’Onu, uccidendo diverse persone e provocando altre gravi conseguenze. La Casa Bianca non ha dubbi e punta il dito contro la Russia, che nella guerra in Siria è alleata del regime di Assad. Mosca e Damasco, dal canto loro, negano ogni responsabilità.
Sostengono che l’attacco è stato compiuto da uomini armati, ma soprattutto che l’Onu e gli Stati Uniti non hanno prove per sostenere le accuse.
La tregua, cominciata lunedì scorso, aveva come obiettivo principale proprio la consegna di aiuti umanitari alle popolazioni che vivono sotto assedio dell’esercito siriano di Assad. Il convoglio bombardato avrebbe dovuto essere il primo a consegnare gli aiuti: era formato da 31 camion e trasportava soprattutto cibo e medicine. Il suo passaggio era stato notificato in anticipo sia al governo siriano che a quello russo, proprio per evitare attacchi o incidenti e proprio per questo sembra probabile che non si sia trattato di un errore, ma di un piano ben organizzato. Sta di fatto che in seguito al raid, l’Onu ha sospeso l’invio di convogli umanitari in tutta la Siria, mentre l’Unione delle organizzazioni siriane per il soccorso umanitario denuncia che ogni 17 ore in media viene colpito un servizio medico, come un ospedale, una farmacia o un’ambulanza. Di fatto, il bombardamento sul convoglio Onu e la polemica tra gli Stati Uniti e Russia mette ancora più in crisi il fragile accordo che, almeno sulla carta, era stato trovato per una tregua in Siria.