FINANZIAMENTI AI PARTITI, ADERISCE SOLO LO 0,04 PER CENTO. I CITTADINI BOCCIANO LA POLITICA. LA PROPOSTA DI NELLO FORMISANO (IDV)

Nello Formisano

Dobbiamo tornare su una notizia dei giorni scorsi, il fallimento della legge sul 2 per mille ai partiti. Un fallimento annunciato di cui porta la responsabilità chi ha voluto una legge che è una vera e propria provocazione nei confronti dei cittadini che, già da anni, sono, giustamente,  molto critici, per usare un eufemismo, verso la politica.
Innanzitutto, i dati, che sono veramente allarmanti, perché dimostrano ancora una volta l’isolamento dei partiti. Solo 16.518 cittadini su 41 milioni di contribuenti hanno deciso di versare il proprio contributo, per un totale di 325.000 euro contro un tetto massimo previsto di 9,6 milioni di euro e per una percentuale di partecipazione dello 0,04 per cento.
Era un fallimento annunciato, come dicevo, ma non in queste proporzioni che sono al di là di ogni ipotesi più pessimistica.
Il problema è che gli italiani conoscono benissimo la situazione. I partiti della seconda repubblica sono una degenerazione di quelli che esistevano fino al 1992 che, pur con tutti i limiti, erano, comunque, uno strumento, sia pure imperfetto, di partecipazione democratica. I partiti di oggi sono, invece, delle associazioni chiuse, in cui il cittadino qualunque, come l’iscritto qualunque, non ha alcun diritto, né di eleggere i dirigenti, né di approvare i rendiconti finanziari e le politiche di bilancio, né di scegliere i candidati alle cariche istituzionali, né di esercitare un ruolo nella determinazione della linea politica.
Tutte prerogative che, di fatto sono riservate al capo e a una ristretta cerchia di fedelissimi che, nella maggior parte dei casi, non vengono mai sottoposti al vaglio di una verifica democratica. 
Il PD è in parte diverso dagli altri, in quanto, con le primarie cerca di conferire una legittimazione ad alcune cariche interne e istituzionali. E il successo delle primarie dimostra che gli italiani, pur ipercritici verso l’attuale sistema, sono interessati a ogni spiraglio di partecipazione. Purtroppo, anche le primarie sono state caratterizzate, negli ultimi anni, più da ombre che da luci e, senza una regolamentazione che ridia nuova credibilità all’istituto, sono destinate ad avviarsi a un rapido declino.
In tale contesto chiedere ai contribuenti il 2 per mille per i partiti senza alcuna contropartita sul piano della democrazia interna era una vera follia, come dimostrano i risultati e come era facile prevedere fin dall’inizio.
Non è il senno di poi. C’era chi lo aveva previsto e aveva avanzato una ipotesi alternativa. Fra gli altri, Nello Formisano, portavoce parlamentare di Italia dei Valori che, nelle prime settimane della legislatura, ha presentato una proposta di legge per regolamentare le primarie e normare il finanziamento della politica attraverso una soluzione innovativa che riconosceva ai sottoscrittori del 2 per mille la partecipazione alle primarie per le quali era previsto un controllo di regolarità analogo a quello vigente per le elezioni politiche.
Una soluzione rispettosa delle regole della democrazia, volta ad accrescere la partecipazione dei cittadini alla vita politica e a frenare il potere delle oligarchie che dominano i partiti e, attraverso i partiti, le istituzioni. Da cui, poi, l’aumento dell’astensionismo e i successi di movimenti anomali, quali i 5 Stelle. Successo effimero, in quanto i grillini sono ancora meno democratici degli altri e gli elettori, prima o poi, acquisiranno consapevolezza che la democrazia non può consistere nell’affidare la propria espressione di voto a una procedura informatica senza regole e senza garanti esterni.
La proposta di Formisano individuava nei contributori la platea per le primarie. Imponeva ai partiti criteri minimi di democrazia interna e di distribuzione delle risorse dando una prima attuazione all’art. 49 della Costituzione e riconosceva agli iscritti, e, quindi, anche ai sottoscrittori, tutti i diritti che spettano ai soci di una qualunque associazione in base al codice civile.
Inoltre, allargava la possibilità di finanziamento oltre che ai gruppi presenti in parlamento anche a tutti i movimenti o associazioni presenti sul territorio, abolendo l’oligopolio dei partiti già affermati a vantaggio delle associazioni che fanno politica nel senso più alto del termine, a contatto con i cittadini, senza poltrone e senza prebende. 
Una normativa semplice che ridava voce alla base, ripristinando il principio, oggi desueto, che in politica il potere sale dal basso, in quanto chi sta in ai vertici viene eletto dalla platea degli iscritti e dei quadri intermedi e risponde ad essi.
Un concetto elementare, ma rivoluzionario in un paese in cui, ormai il leader nazionale  sceglie i parlamentari, i dirigenti del partito e, a cascata, indirettamente, tutti i soggetti che vengono chiamati a ricoprire cariche istituzionali. E il governo costringe il Parlamento ad approvare leggi non condivise con lo strumento della fiducia e con la minaccia della fine anticipata della legislatura.
Sarà per questo motivo che la proposta Formisano non è stata presa in considerazione, mentre è stata approvata una legge finalizzata a dare nuove risorse, da gestire senza alcun controllo, ai soggetti che già si erano segnalati per i diamanti della Tanzania o per le ville in Canada o, più modestamente, per la passione dei capigruppo per i fuoristrada.
Proposta, ovviamente, coerente con il contesto e funzionale agli interessi della casta. Tutto logico. Ma, stante tale scelta, credo sia abbastanza normale che solo lo 0,04 per cento dei cittadini abbia ritenuto di dare un contributo a questi partiti.