ESODATI: IL DRAMMA CONTINUA. PER IL NUOVO GOVERNO DEVE ESSERE LA PRIORITÀ ASSOLUTA.

manifestazione di esodati

Il dramma di tante famiglie, prodotto dalla pesantissima “manovra” Fornero (non è una Riforma!) sulle pensioni dei Lavoratori dipendenti (con ben 3 precedenti dal luglio 2010), era assolutamente prevedibile fin da subito. Dilungarsi sull’evidenza di questo dato di fatto, ricordando puntigliosamente quanto emerso oramai in maniera chiara, è qui superfluo.  Ancor più superfluo perciò ricordare il comportamento tenuto ostinatamente ed arrogantemente sia in sede Parlamentare sia nelle sue esternazioni dal Ministro Fornero. La stampa e gli atti parlamentari stanno là a dimostrarlo e la inchiodano alle sue enormi responsabilità! Uno Stato democratico e di diritto non può permettersi tutto ciò, ed è davvero scandaloso che, dopo ben 18 mesi, non sia stata trovata una soluzione definitiva e completa e si continui con parole inutili e con dichiarazioni inconcludenti. 
Guardiamo le dimensioni del disastro. L’INPS parla di 390.200 soggetti colpiti, attenendosi però alle categorie “circoscritte” arbitrariamente dal SalvaItalia. Sono da aggiungere almeno i “normali” licenziati: aziende fallite o in crisi che non adottano ammortizzatori, ma creano semplicemente la categoria dei “disoccupati”.

Nella crisi che viviamo si può ritenere che i “licenziati”, prossimi alla pensione con le vecchie regole, facciano lievitare il numero totale dei cosiddetti “esodati” ad almeno 500.000? Pensiamo di sì! Considerando che ognuno di essi rappresenta una famiglia, stiamo parlando di poco meno dell’intera popolazione di Roma, privata totalmente di reddito!! Di questi, finora risultano teoricamente salvaguardati solo 130.130 soggetti; resta ancora una intera città grande come Milano!!! E non c’è da parlare di scandalo? Scandalo perché i numeri continuano a non essere certificati, nessuno ha il coraggio! I media su questo hanno oramai imbastito un “balletto” sulla presentazione del “caso pietoso”, ma il tono dello scandalo non si intravede nemmeno là! E che dire del fatto che, ad oggi ben 18 mesi dopo, nemmeno i primi 65.000 “salvaguardati” sono stati tolti dall’angoscia non avendo ancora ricevuto tutti la “certificazione del diritto di salvaguardia”? Se la colpa è dell’INPS o del Ministero non interessa ma è su questo che una intera classe dirigente perde dignità e fiducia!  Perde la fiducia trattando i Cittadini da sudditi, non rendendosi nemmeno conto della gravità dell’evento nella vita delle persone!!
Un altro aspetto sul quale il silenzio è assordante da parte di tutti è la discriminazione di genere attuata nei confronti delle donne proprio da un Ministro donna! Basti solo pensare alla forzatura nell’accelerazione imposta all’adeguamento del loro requisito di età anagrafica, prevista precedentemente dal 2014 al 2026 con una progressione allora logica ed oggi traumaticamente innalzata, da subito, di 5-7 anni. Il danno, che viene provocato alle donne senza lavoro che avevano maturato i contributi minimi e prossime alla pensione di vecchiaia, è intollerabile! Ma gli effetti perversi si manifestano anche nell’ambito delle salvaguardie, negandogliele nella sostanza: molte donne perderanno i requisiti di salvaguardia, ad esempio per i lavoratori in mobilità (ma vale per tutte le categorie), a causa del superamento del limite temporale definito dalla norma per poter accedervi, e ciò proprio a causa della dinamica dell’adeguamento del requisito anagrafico. La serie delle discriminazioni e degli orrori è lunga e proseguiremo a raccontarli. Nel ricordare che tutti questi lavoratori hanno versato i propri contributi per ottenere la pensione, chiudiamo, ora, solo con un quesito semplice: la manovra Fornero ha fatto sì che i lavoratori dipendenti contribuissero fino al 2021 con oltre 140 miliardi al risanamento del Debito Pubblico (con i loro contributi versati per la propria pensione, sia ben chiaro a tutti!), e che negli anni successivi il contributo sarà di circa 25 miliardi all’anno. Possibile che a fronte di tale somma astronomica l’ostacolo sia la mancanza di fondi?
Pensiamo che i cosiddetti “esodati” siano la priorità assoluta, prima ancora dell’abolizione dell’IMU. Anche dal punto di vista economico: c’è una città grande come Milano che è esclusa dal mercato dei consumi e rimarrà esclusa fino a quando il problema non sarà risolto.