ESODATI, EMENDAMENTI ALLA LEGGE DI STABILITÀ PRESENTATI DALL’ON. NELLO FORMISANO

Nello Formisano
L’On. Nello Formisano (Capogruppo di Centro Democratico) ha presentato un pacchetto di emendamenti alla Legge di Stabilità 2014 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato – C. 1865) finalizzati a risolvere in modo definitivo l’annoso problema degli Esodati. Data l’importanza della materia, li pubblichiamo integralmente.
I commenti in corsivo sono della redazione (Ettore Nardi) 
 
Art. 1
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 bis. Dopo il comma 10 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è inserito il seguente: «10-bis. Ai fini del godimento del diritto di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, non si applicano le disposizioni in materia di decorrenza del trattamento pensionistico e di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122».
 
 
Si tratta della esplicitazione della norma di esclusione del meccanismo delle finestre e dell’incremento del requisito anagrafico dovuto all’aspettativa di vita ai fini dell’accesso al pensionamento anticipato per le lavoratrici dipendenti e autonome previsto dalle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004, cosiddetta “opzione donna”, già implicitamente contenuta nella legge. È un emendamento che ha più un contenuto di interpretazione autentica che di innovazione ed è finalizzato a dare certezze agli aventi diritto e ad evitare defatiganti e costosi percorsi interpretativi giudiziari.
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 ter. all’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, sostituire alle parole: «4 dicembre 2011», ovunque ricorrono, le seguenti: «31 dicembre 2011»;
 
Sposta dal 4 al 31 dicembre 2011 le date prese a riferimento in tutto il comma 14, per uniformità di trattamento delle categorie di salvaguardati, uniformando la data di licenziamento/accordo per tutte le categorie.
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 quater. All’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: all’alinea, dopo le parole: «in vigore del presente decreto» sono inserite le seguenti: «, escludendo in ogni caso l’applicazione della disciplina delle decorrenze di cui all’articolo 12, commi 1, 2 e 12-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e di cui all’articolo 18, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni,»
 
Si prevede l’esclusione per tutti i salvaguardati delle finestre di attesa, dell’adeguamento età uomo-donna e dell’applicazione dell’aspettativa di vita, riconoscendo l’unicum normativo delle norme  pensionistiche introdotte nel 2011. L’emendamento è finalizzato a correggere  un grave errore della norma di salvaguardia generale, ossia la previsione di applicazione delle norme precedenti alla L. 214/2011. Ma da giugno a dicembre 2011 ci sono stati ben 3 interventi (L. 111/2011, L. 148/2011 e L. 214/2011) che hanno posto accelerazioni all’introduzione dell’aspettativa di vita ed all’adeguamento uomo-donna. Questo fatto pone alcuni soggetti fuori dalle salvaguardie poiché quando hanno lasciato il lavoro non esisteva alcuna delle 3 norme. Con questo emendamento si riconosce l’unicum normativo sulle pensioni dal DL. 95/2011 alla L. 214/2011.
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 quinquies. All’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: all’alinea, dopo le parole: «che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011,» sono inserite le seguenti: «ai soggetti di cui all’articolo 1, comma 8, della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, e»;
 
Esclusione dalla riforma Fornero dei contributori volontari autorizzati ante L. 243/ 2004 e quindi anche ante L. 247/2007, ovvero autorizzati alla contribuzione volontaria entro il 21 luglio 2007. 
Fondamentale intervento per il riconoscimento di un diritto già sancito con norme esistenti e che il Ministero e INPS negano. Tutte le riforme precedenti hanno riconosciuto sempre che i Contributori volontari (proprio per la loro caratteristica di assicurati con contratto volontario) conservassero le norme vigenti all’atto dell’autorizzazione alla contribuzione volontaria. Per costoro in realtà dovrebbero già esistere i fondi poiché le leggi in merito non sono state abrogate formalmente.
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 sexies. All’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: alla lettera a), le parole: «entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità di cui all’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223» sono sostituite dalle seguenti: «entro ventiquattro mesi dalla fine del periodo di fruizione dell’indennità di mobilità di cui all’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, a prescindere dalla data di conclusione della procedura di mobilità avviata sulla base dei citati accordi sindacali e della data di effettivo collocamento in mobilità, eventualmente preceduto da un periodo di fruizione di cassa integrazione guadagni»;
 
Maturazione dei requisiti utili alla salvaguardia entro 24 mesi dalla fine della mobilità anziché entro la fine della mobilità, avendo tali soggetti accordi di mobilità in generale sottoscritti per l’accompagnamento alla pensione. È l’unica categoria mai prevista in salvaguardia. Sono coloro che hanno accettato di partecipare ai piani di mobilità poiché i numeri esuberi dichiarati dall’azienda erano superiori alle stime. Hanno accettato per salvare i più giovani (vedi L.223/1991 sui criteri di licenziamento) poiché mancavano pochi mesi alla maturazione della pensione. 
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 septies. All’articolo 24, comma 14, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: la lettera d) è sostituita dalla seguente: 
«d) ai lavoratori che siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione e che abbiano presentato la relativa domanda alla data del 31 Dicembre 2012, a condizione che perfezionino i requisiti utili alla maturazione del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2018. Ai fini della fruizione dei benefici di cui alla presente lettera non rilevano l’eventuale prestazione lavorativa successiva all’autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione né l’eventuale mancato versamento, alla data di entrata in vigore del presente decreto, di almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile»;
 
L’emendamento è finalizzato ad eliminare le condizioni restrittive, non previste dalla L. 214/2011, ma imposte dal D.M. attuativo 1° Giugno per i C.V., con il vincolo di salvaguardia se la maturazione dei requisiti avviene entro il 31/12/2018; si procede anche allo spostamento della data di presentazione della domanda di autorizzazione alla contribuzione volontaria al 31.12.2012.
Elimina il paletto introdotto dal DM 1 giugno 2012 per i Contributori volontari introducendone uno più equo che consiste nel definire la data limite di maturazione del diritto alla pensione con le vecchie regole
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 octies. All’articolo 6, comma 2ter, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14 sono apportate le seguenti modificazioni: 
le parole: «il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati» sono sostituite dalle seguenti: «il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011 unilateralmente o in conseguenza di fallimento dell’impresa o in ragione di accordi individuali sottoscritti entro il 31 dicembre 2011 o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati, entro la medesima data del 31 dicembre 2011,»;
 
Si tratta di un intervento a favore dei soggetti usciti nel 2012 purché con accordi firmati nel 2011: ibm, poste ecc… , e per chi è stato licenziato a qualunque titolo, anche se la cessazione è precedente al 2009 come attualmente previsto dalla L. 124/2013. 
Salvaguarda coloro che, avendo firmati accordi irreversibili nel 2011, sono stati licenziati successivamente nel 2012. Inoltre elimina la limitazione iniqua e ingiustificata introdotta dal DL. 201/2013 del 31/8/2013 (il Decreto IMU) per cui per la salvaguardia per i “licenziati unilaterali” (e solo per loro) vale un limite inferiore di licenziamento al 2009. 
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 novies. All’articolo 6, comma 2ter, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14 sono apportate le seguenti modificazioni: 
le parole: «entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi» sono sostituite dalle seguenti: « entro un periodo non superiore a trentasei mesi ».
 
L’emendamento è finalizzato ad aumentare il limite per la maturazione della pensione per i licenziati e per coloro che hanno accordi individuali da 24 a 36 mesi
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 decies. All’articolo 6, comma 2ter, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14 sono apportate le seguenti modificazioni: 
le parole: «la decorrenza del trattamento medesimo» sono sostituite dalle seguenti: «la maturazione del diritto al trattamento pensionistico»;
 
Si intende eliminare la discriminazione tra soggetti a pari requisiti di diritto che, a causa della differente finestra pensionistica, non verrebbero tutti salvaguardati. Elimina la discriminazione che si genera tra chi matura la pensione per quote o vecchiaia (12 mesi di finestra) e chi matura per 40 anni di contribuzione (15 mesi di finestra). 
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 undecies. All’articolo 6, comma 2ter, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14 sono apportate le seguenti modificazioni: è aggiunto, in fine, il seguente periodo: 
«Ai fini della concessione dei benefici di cui al presente comma non rileva l’eventuale prestazione di altra attività lavorativa di natura temporanea successiva al licenziamento unilaterale o in conseguenza di fallimento dell’impresa o in ragione di accordi individuali o della stipulazione degli accordi collettivi di incentivo all’esodo intervenuti ai sensi del primo periodo del presente comma». 
 
L’emendamento supera i paletti del D.M. 1° giugno che imponevano ai cessati unilaterali, individuali e collettivi di non aver rilavorato anche solo per lavori di natura temporanea. Un paletto assurdo perché un lavoro temporaneo era l’unico modo per questi soggetti di avere un sostegno economico durante il periodo in cui erano senza retribuzione e senza pensione
 
Dopo il Comma 126 aggiungere il seguente
126 duodecies. Ai fini dell’accesso al regime previdenziale vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è riconosciuta piena validità agli accordi per la gestione delle eccedenze occupazionali con utilizzo di ammortizzatori sociali stipulati dalle imprese, entro il 31 dicembre 2011, anche in sede non governativa. 
 
L’emendamento affronta la  necessità di eliminare la discriminazione tra coloro che avevano accordi sottoscritti in Regione o in Direzione Territoriale del Lavoro e quelli che avevano invece accordi sottoscritti in sede governativa. Evita una discriminazione assurda, e palesemente illegittima, tra gli accordi di mobilità firmati in sede governativa e quelli firmati (sempre con lo Stato: Regioni o DTL) in sede non governativa. Oltretutto c’è l’ulteriore illegittimità del DM attuativo 1 giugno 2012 che modificava la norma fondante (L.214/2011 art. 24 comma 14 lettera a) creando un vuoto normativo tra il 6 dicembre 2011 e il 27 luglio 2012 (pubblicazione in GU del DM 1 giugno 2012). In questo tempo le aziende hanno fatto uscire tranquillamente i lavoratori in mobilità sulla base del dettato letterale della L. 214/2011, non potendo prevedere la modifica retroattiva introdotta dal DM 1 giugno.