EMENDAMENTI ALLA LEGGE ELETTORALE PRESENTATI DALL’ON. PINO PISICCHIO VICE PRESIDENTE DI CENTRO DEMOCRATICO

Pino Pisicchio
La prossima settimana la discussione della proposta di riforma della legge elettorale entrerà nel vivo con l’esame degli emendamenti.
Pino Pisicchio, Vice Presidente del Centro Democratico, nonché presidente del Gruppo Misto della Camera ha presentato alcune proposte che tendono a modificare i punti più controversi e a rischio di illegittimità del testo unificato uscito dalla Commissione Affari Costituzionali.
Pubblichiamo di seguito gli emendamenti più significativi con brevi note redazionali in neretto-corsivo per spiegare le motivazioni delle modifiche proposte e gli effetti che ne deriverebbero in caso di approvazione (Ettore Nardi)
 
A) Proposta emendativa 1.173
Al comma 16, lettera a), numero 6), dopo le parole: almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel collegio plurinominale aggiungere le seguenti: nonché la lista che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale tra quelle che non hanno conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi. 
(L’emendamento tende ad ammettere alla ripartizione dei seggi anche la lista, migliore perdente fra quelle collegate in coalizione, riproducendo una analoga norma già esistente [n.d.r.])
B) Proposta emendativa 1.162
Al comma 16, lettera a), numero 3), lettera b), le parole: 8 per cento dei voti validi espressi sono sostituite dalle seguenti: 5 per cento dei voti validi espressi.
(L’emendamento tende ad ammettere alla ripartizione dei seggi le liste non collegate in coalizione che abbiano ottenuto il 5 per cento dei voti invece che l’8 per cento previsto dal testo unificato uscito dalla Commissione Affari Costituzionali [n.d.r.])
 
C) Proposta emendativa 1.158
Al comma 16, lettera a), numero 3), sostituire le parole: 8 per cento dei voti validi espressi con le seguenti: 4 per cento dei voti validi espressi. 
(L’emendamento, in alternativa al precedente, tende ad ammettere alla ripartizione dei seggi le liste non collegate in coalizione che abbiano ottenuto il 4 per cento dei voti invece che l’8 per cento previsto dal testo unificato uscito dalla Commissione Affari Costituzionali [n.d.r.])
 
D) Proposta emendativa 1.145
Al comma 16, lettera a), numero 3) lettera a) sostituire le parole: 5 per cento dei voti validi espressi con le seguenti: 3 per cento dei voti validi espressi.
Conseguentemente all’articolo 1, comma 16, 6) le parole: 5 per cento sono sostituite dalle seguenti: 3 per cento. 
(L’emendamento tende ad ammettere alla ripartizione dei seggi le liste collegate in coalizione che abbiano ottenuto il 3 per cento dei voti invece che il 5 per cento previsto dal testo unificato uscito dalla Commissione Affari Costituzionali [n.d.r.])
 
E) Proposta emendativa 1.139
Al comma 16, lettera a) numero 3), lettera a), sostituire le parole: 5 per cento dei voti validi espressi con le seguenti: 2 per cento dei voti validi espressi.
Conseguentemente all’articolo 1, comma 16, 6) le parole: 5 per cento sono sostituite dalle seguenti: 2 per cento. 
(L’emendamento, in alternativa al precedente, tende ad ammettere alla ripartizione dei seggi le liste collegate in coalizione che abbiano ottenuto il 2 per cento dei voti invece che il 5 per cento, previsto dal testo unificato uscito dalla Commissione Affari Costituzionali [n.d.r.])

F) Proposta emendativa 1.122
Al comma 16, lettera a), sostituire il numero 2) con il seguente: «2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali delle liste collegate che si siano presentate almeno in un quarto del totale dei collegi plurinominali, con arrotondamento all’unità inferiore, e che abbiano conseguito una cifra elettorale pari ad almeno il 3 per cento del totale dei voti validamente espressi, nonché la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista non collegata ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale;». 
(L’emendamento tende ad escludere dalla cifra elettorale delle coalizioni i voti delle liste collegate che non abbiano raggiunto il quoziente per la ripartizione dei seggi, al fine di evitare la presentazione di liste civetta, finalizzate solo ad aumentare i voti della coalizione [n.d.r.])
 
G) Proposta emendativa 1.121 
Al comma 16, lettera a), sostituire il numero 2) con il seguente: «2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali delle liste collegate che si siano presentate almeno in un quarto del totale dei collegi plurinominali, con arrotondamento all’unità inferiore, e che abbiano conseguito una cifra elettorale pari ad almeno il 2 per cento del totale dei voti validamente espressi, nonché la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista non collegata ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale;». 
(L’emendamento, al pari del precedente, tende ad escludere dalla cifra elettorale delle coalizioni i voti delle liste collegate che non abbiano raggiunto il quoziente per la ripartizione dei seggi, al fine di evitare la presentazione di liste civetta, finalizzate solo ad aumentare i voti della coalizione. La differenza è che in questo caso il limite è fissato al 2 per cento, in sintonia con l’emendamento 1.139 che abbassa al due per cento la soglia per essere ammessi alla ripartizione dei seggi[n.d.r.])
 
H) Proposta emendativa 1.27
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, sostituire la parola: trentacinque con la seguente: quaranta.
Conseguentemente, al comma 16, lettera a), punto 5, sostituire le parole: 35 per cento con le seguenti: 40 per cento. 
(L’emendamento tende ad elevare al 40 per cento la soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza al primo turno. La percentuale del 35 per cento [che, comunque, anche Renzi e Berlusconi hanno già concordato di portare al 37 per cento] è palesemente contraria al principio di ragionevolezza e, quindi, a rischio di legittimità costituzionale, anche perché quando si prevede un secondo turno è coerente che la quota per evitare il ballottaggio sia tenuta molto vicina al 50 per cento. Ricordiamo che per le elezioni comunali e provinciali il ballottaggio è sempre previsto quando la coalizione più votata non supera il 50 per cento dei consensi [n.d.r.])
 
I) Proposta emendativa 1.18
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, sostituire la parola: trentacinque con la seguente: quarantadue.
Conseguentemente, all’articolo 1, comma 16, numero 5), sostituire le parole: 35 per cento con le seguenti: 42 per cento. 
(L’emendamento ha le stesse finalità del precedente. Solo che fissa la soglia per evitare il ballottaggio al 42 per cento [n.d.r.])
 
L) Proposta emendativa 1.56
Apportare le seguenti modificazioni:
 
«2. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell’attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista. Ogni elettore può esprimere fino a due voti di preferenza. Qualora l’elettore esprima due voti di preferenza, essi devono riguardare due candidati di sesso diverso compresi nella stessa lista, pena l’annullamento del voto di preferenza. 
(Abbiamo omesso le modalità applicative dell’emendamento che è molto articolato.
L’emendamento è finalizzato a reintrodurre le preferenze. Anche in questo caso il testo unificato è a rischio di incostituzionalità. La Corte Costituzionale ha sancito che, al di là delle forme tecniche, deve essere restituito ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari in quanto la libertà di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare in attuazione dell’art. 48 della Costituzione. 
Le liste bloccate, anche se meno lunghe di quelle vigenti nel 2013, lasciano nelle mani delle segreterie dei partiti la scelta dei parlamentari e, quindi, sono illegittime come lo erano le norme del Porcellum.
L’unica alternativa alle preferenze sono i collegi uninominali che fissano uno stretto legame fra il parlamentare e il territorio di riferimento.
Se la norma non verrà modificata, sarà inevitabile un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale.
È da aggiungere, al di là delle valutazioni strettamente giuridiche, che, non a caso, le liste bloccate sono fortemente volute da Berlusconi. 
Solo un Parlamento di nominati poteva approvare le leggi ad personam o alcune delibere particolarmente dequalificanti come quella su Ruby nipote di Mubarak.[n.d.r.])