DOPO LE DIMISSIONI DI MASTRAPASQUA È NECESSARIO RIVEDERE IL SISTEMA DELLE NOMINE PUBBLICHE

Antonio Mastrapasqua.
Le dimissioni di Mastrapasqua sono venute proprio in un momento in cui si parla del rinnovo delle cariche in centinaia di enti e società controllate dallo Stato a cui, a questo punto, si aggiungono anche i nuovi Vertici dell’INPS.
Considerate le vicissitudini appena verificatesi, è da sperare che prima delle nuove nomine vengano corrette le procedure di selezione dei manager e di amministrazione dell’Istituto che si sono rivelate assolutamente inadeguate.
Dopo le prime contestazioni e i primi sospetti, sono emersi, a carico dell’ex presidente dell’INPS altri episodi non commendevoli, compresa una laurea falsa per la quale sarebbe stato condannato a dieci mesi di reclusione con sentenza passata in giudicato.
Quest’ultima notazione può sembrare marginale, nel groviglio di accuse mosse al manager dimissionario, ma non è così, in quanto chiama in causa sia la rispondenza delle procedure di nomina, sia le responsabilità, almeno sul piano politico, di coloro che lo hanno  nominato o che ne hanno sostenuto la candidatura a quella carica e a tutte le altre che riempivano il suo ricchissimo curriculum professionale.
Il Presidente dell’INPS amministra il più grande Istituto di previdenza dell’Unione europea. Gestisce un patrimonio enorme e deve garantire la pensione a tutti gli italiani, dipendenti  pubblici e privati.
A quella carica va nominata una persona che offra le più ampie garanzie sia per quanto riguarda le capacità manageriali, sia per l’integrità morale.
I curriculum dei potenziali candidati vanno esaminati con grande attenzione per impedire la designazione di personaggi privi dei requisiti di professionalità e onorabilità.
Condizione che, ovviamente, deve valere per tutte le cariche pubbliche. E non sarebbe male che Governo e Parlamento ribadissero il concetto proprio in questo momento, alla vigilia di una stagione che sarà contrassegnata da una infornata di nomine in Enti e società a prevalente capitale pubblico. 
È assolutamente da evitare un nuovo caso Mastrapasqua. 
I possibili conflitti di interesse, la bulimia di incarichi, gli eventuali reati sui quali sta indagando la Procura di Roma sarebbero stati commessi dall’ex Presidente dopo la nomina. Pertanto chi lo ha scelto può eccepire, a sua molto parziale discolpa, che, al momento della decisione, non poteva sapere cosa avrebbe fatto il designato, una volta entrato in carica.
Ma la falsificazione degli esami, l’annullamento della laurea e la relativa condanna vengono prima.
Chi lo ha designato non poteva non conoscere i trascorsi dell’aspirante manager. Anche perché la condanna è del 1997 e la nomina a consigliere di amministrazione dell’INPS, a cui, poi, è seguita quella a Presidente risale al 2004, a soli sette anni di distanza. 
Secondo la biografia pubblicata su Wikipedia, che ovviamente non è il Vangelo ma su questi dettagli è in genere attendibile, il primo incarico pubblico di Mastrapasqua, Consigliere di amministrazione della società Termosud, Gruppo Ansaldo Finmeccanica, risalirebbe proprio ad aprile 1997, in contemporanea con la condanna che sarebbe del  4 aprile di quell’anno, prima, evidentemente di qualsiasi possibile riabilitazione.
Un punto, questo, sul quale sarebbe doveroso qualche chiarimento dai soggetti interessati. 
Così come sarebbe da capire con quali modalità Mastrapasqua veniva nominato  nelle partecipate dell’INPS. Il Presidente dimissionario ha sempre sostenuto che era tutto in linea con la disciplina in vigore, in quanto nelle società controllate egli rappresentava l’Istituto e, quindi, la sua presenza era doverosa e a garanzia dell’Ente.
Però, considerato che, negli ultimi anni l’INPS ha avuto una gestione monocratica in cui il Presidente aveva tutti i poteri, senza il supporto e il controllo di un organo collegiale, appare verosimile che, ad esempio, il Mastrapasqua Vice presidente di Equitalia sia stato nominato dal Mastrapasqua Presidente dell’INPS, con un palese conflitto di interessi, se non sul piano giuridico, sicuramente su quello della opportunità politica. 
Probabilmente è tutto regolare alla luce della normativa in vigore. Ma, visti i risultati, non sarebbe il caso di cambiare tale normativa,
Appare, infatti, palesemente assurdo che ci sia in INPS un Presidente onnipotente che risponde solo a se stesso, quando, perfino in Fiat, John Elkann e Marchionne rispondono a un Consiglio di Amministrazione.
Con la differenza che la Fiat amministra denaro privato, mentre l’INPS amministra fondi che sono di proprietà dei lavoratori e dei pensionati, dalla cui gestione dipende l’equilibrio del sistema previdenziale italiano.