DOPO L’ELEZIONE DEI PRESIDENTI IL PERCORSO VERSO IL GOVERNO È MENO ACCIDENTATO

Piero Grasso

Nel difficile percorso a ostacoli che caratterizza l’avvio della XVII  legislatura la prima tappa si è chiusa con un esito più che positivo.
Bersani è riuscito a risolvere in modo ottimale la complessa partita delle presidenze di Camera e Senato, con un risultato che alla vigilia non era affatto scontato.
Non è tanto importante il fatto più appariscente, che i due Presidenti appartengano alla coalizione di centrosinistra, quanto  il contesto politico e il profilo culturale e politico degli eletti.
In primo luogo la linea seguita è riuscita a far emergere il disinteresse del partito per le poltrone senza scivolare, però, in atteggiamenti rinunciatari,.
Nessuno dei due fa parte della nomenclatura e gli esponenti del PD che erano predestinati per quelle cariche, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, hanno fatto un passo indietro senza alcuna resistenza, dimostrando di essere più preoccupati delle sorti del Paese  che delle proprie carriere personali.
In secondo luogo, la scelta è stata indirizzata su due personaggi di grande spessore, sia sul piano etico, sia su quello politico e professionale.

Laura Boldrini, già portavoce dell’ONU per i rifugiati, ha dedicato tutta la sua vita alla difesa dei più deboli  ed è stata eletta, come indipendente, nelle liste di Sinistra e Libertà. Pietro Grasso, magistrato prestigioso e mai sfiorato da polemiche, già Procuratore Nazionale antimafia è un rappresentante autorevole di quella società civile, tante volte invocata a sproposito e che invece Bersani ha saputo coinvolgere nelle liste del Partito Democratico.
La conseguenza è un salto di qualità per la classe politica e per il Paese. Chi immaginava una battaglia feroce per le poltrone deve, almeno in questo caso, ricredersi. Con un ritorno di immagine, nel medio periodo, per il Partito Democratico, per il Centrosinistra e per l’intera classe politica.
Nell’immediato, la scelta di nomi di alto profilo ha provocato una frattura nel Movimento 5 Stelle, con la decisione di un consistente gruppo di senatori del Movimento di votare Grasso.
Decisione spontanea, non negoziata e senza alcuna contropartita che potrebbe indicare un modello di dialogo fra i grillini e il centrosinistra foriero di sviluppi imprevedibili. Un dialogo alla luce del sole, nelle aule parlamentari e non nei retrobottega, che non comporterebbe cambi di casacca, né acquisizioni di altri parlamentari nell’area della coalizione. Che potrebbe, però, aprire un sentiero, stretto ma possibile, per la fiducia a quel governo di minoranza al quale, al momento, mira Pierluigi Bersani.
Certo, sarebbe un Esecutivo precario, in quanto i grillini non potrebbero mai assicurare un appoggio stabile. Ma sarebbe, comunque, un inizio. E, dal momento che i 5 Stelle sono l’espressione, in buona fede, di un diffuso, ma indistinto malcontento popolare, non è da escludere che un Esecutivo impegnato sui problemi dei cittadini possa avere una vita sufficiente ad avviare a soluzione alcune delle questioni più gravi che affliggono l’Italia.
Peraltro, va, anche, considerato che, oggi, a differenza del 2006, il centrosinistra è molto compatto mentre le altre forze politiche sono frammentate, deboli e prive di un strategia di medio periodo.
La coalizione centrista, ad esempio, è in gravissima difficoltà, soprattutto dopo la maldestra candidatura dell’attuale premier alla guida di Palazzo Madama.
Le  trattative che hanno preceduto l’elezione di Piero Grasso hanno segnato, probabilmente, il declino definitivo dell’attuale Premier. Il suo tentativo di passare senza soluzione di continuità da Palazzo Chigi alla Presidenza del Senato ha evidenziato un volto di Monti che nessuno conosceva. L’ostinazione nell’inseguire la poltrona, senza considerare i problemi che ne sarebbero derivati al governo e al Paese e escludendo qualsiasi intesa su un altro nome, anche se appartenente al suo schieramento o al suo partito, non ha precedenti nemmeno nei peggiori momenti della prima repubblica. E fa da contraltare al disinteresse degli esponenti del PD di cui accennavamo all’inizio, dimostrando quanto sia ingannevole la leggenda della superiorità della società civile sulla politica.
L’episodio, deplorevole sul piano etico, è anche un errore su quello politico e non potrà non avere pesanti ripercussioni sul futuro di Lista civica e della coalizione centrista, uno schieramento già penalizzato dai risultati delle urne e che non potrebbe reggere a una nuova prova elettorale a breve scadenza.
La reazione furiosa di alcuni esponenti del centrodestra all’esito del voto per Grasso deriva dal fatto che quel voto, con l’aggiunta dei centristi, potrebbe già prefigurare una maggioranza. Non a caso Linda Lanzillotta, ha rivendicato un ruolo determinante dei senatori montiani nella votazione per la presidenza di Palazzo Madama.
Così come un dialogo si potrebbe aprire con la Lega, insofferente per l’alleanza con il PDL che viene considerata dai maroniani la causa prima della perdita di consensi del partito.
In conclusione, il percorso verso la formazione di un nuovo governo rimane lungo e irto di ostacoli e probabilmente si concluderà solo dopo l’elezione del Capo dello Stato. Ma insistere con il metodo inaugurato per le assemblee legislative potrà sicuramente aiutare.
Quindi, nomi di grande autorevolezza, trattative alla luce del sole, programmi chiari finalizzati a risolvere i veri problemi del Paese, esigenze dei cittadini come bussola per fissare le priorità di intervento, disinteresse personale, rifiuto di accordi di palazzo e, in particolare, di inciuci con finalità extra politiche, tanto più se finalizzati ad assicurare privilegi o salvacondotti.
Una linea del genere potrebbe portare a una maggioranza in Parlamento, sia pure a tempo e appesa alla presenza di qualche senatore a vita.
Ma, cosa molto più importante, potrebbe essere quel segnale di svolta che il Paese attende, prima di dare nuovamente fiducia a una classe politica che oggi,a prescindere dalle colpe e dalle responsabilità, è vista con diffidenza e con sospetto.