DIBATTITO NEL CENTROSINISTRA SUL PARTITO DEI RIFORMATORI E DEI PROGRESSISTI

Nello Formisano

di Nello Formisano

La proposta di Vendola di una fusione fra Partito Democratico e Sinistra e Libertà non può non essere considerata con attenzione da quanti ritengono che il traguardo finale del percorso politico progressista è un grande rassemblement che già era nel disegno dell’Ulivo di Romano Prodi. 
Un disegno che potrebbe dare finalmente un assetto stabile al centrosinistra.
Ma una fusione fra i soli PD e SEL sarebbe condizionata, politicamente e mediaticamente, dalla presenza di Vendola, che, al di là dei numeri, sbilancerebbe a sinistra il partito e lo allontanerebbe   dall’elettorato di centro che è determinante per qualunque competizione elettorale.
Già la Bindi, che non è affatto una moderata, ha mostrato scetticismo per l’ipotesi che, così come è stata presentata, appare una riedizione, aggiornata ma comunque datata, dei Democratici di Sinistra.
Perché l’operazione abbia successo, quindi, è necessario che siano chiamati a parteciparvi tutti i partiti della coalizione, compreso il Centro Democratico che assicurerebbe un solido ancoraggio al centro della nuova formazione.

Peraltro, dopo l’insuccesso di Scelta Civica e dello schieramento centrista gli orfani di Monti rappresentano inevitabilmente una delle aree elettive di  ampliamento di consensi per il centrosinistra e i risultati saranno tanto più proficui quanto più il ruolo della componente centrista sarà valorizzato all’interno della coalizione o, in caso di fusione, all’interno del nuovo partito che si andrebbe a costituire.
I primi segnali si vedranno già nelle prossime elezioni amministrative che dovrebbero registrare un significativo travaso di suffragi dall’area centrista ex Terzo Polo all’area centrista del Centrosinistra.
In tale contesto, come dicevamo, il progetto è pienamente condivisibile in quanto porterebbe alla costituzione, finalmente, di quel grande partito riformatore e progressista che, finora, è mancato nella storia d’Italia.
Un partito che rispecchi il modello del Partito Democratico americano al quale si ispirò anche Prodi nella costruzione dell’Ulivo.
Un partito che abbia i suoi valori di riferimento nei diritti fondamentali sanciti nella prima parte della Costituzione: il lavoro, l’economia sociale di mercato, la politica come servizio, la tutela del cittadino nelle molteplici vesti di lavoratore, di consumatore, di utente, e, soprattutto, di titolare di diritti soggettivi incomprimibili di fronte non solo alla invadenza dello Stato, ma anche agli abusi e alle prevaricazioni dei poteri forti, delle banche, delle assicurazioni, delle multinazionali.
Un partito che voglia costruire una società in cui la finanza sia al servizio dell’economia reale, in cui la politica economica sia finalizzata alla crescita e all’occupazione, in cui la mano pubblica e l’imprenditoria privata operino nel rispetto dell’utilità sociale, come previsto dalla Costituzione, in cui il fisco si adegui a quei principi di equità, di redistribuzione e di progressività fissati, anche questi nella nostra Carta fondamentale, in cui la legalità e l’eguaglianza davanti alla legge non siano concetti vuoti ma principi applicati  rigorosamente senza eccezioni e senza compromessi.
Rispetto all’esperienza dell’Ulivo le forze del centrosinistra sono molto più coese in un quadro di riferimento che è, peraltro, estremamente semplificato rispetto ai contesti precedenti.
Ci sono, quindi, le condizioni perché il disegno si realizzi.
Il che non significa che sia un progetto semplice.
Servirebbero una  volontà non contingente e non strumentale di tutte le forze interessate e una visione alta della missione dei partiti. Che non è affatto sicuro siano prevalenti rispetto ai particolarismi e agli egoismi che sono presenti in misura significativa nel mondo della politica italiana.