DE LUCA E EMILIANO POTREBBERO CAPEGGIARE LA RISCOSSA DEL SUD CONTRO LA LINEA DI SOSTEGNO ALLE AREE FORTI DEL PAESE

Vincenzo De Luca

Da anni ormai il Mezzogiorno non è più una priorità della politica economica nazionale. Dal 1994, dal famigerato accordo Pagliarini-Van Miert  è stato abbandonato ogni intervento di sostegno al Sud e sono state concentrate crescenti risorse nelle regioni ricche del Paese. 
Nemmeno il cofinanziamento dei fondi comunitari è stato salvaguardato, con la conseguenza che in una Italia affamata di investimenti gli stanziamenti dell’Unione vengono utilizzati solo in parte e, comunque, non nei settori che potrebbero assicurare ritorni più elevati sul piano dell’occupazione e della crescita.
Il governo Renzi non fa eccezione e la cosa è evidente già nella composizione del ministero in cui il Sud è sostanzialmente assente soprattutto nei dicasteri economici.
Purtroppo, il condizionamento della Lega è stato molto forte in questi anni e ha influenzato tutto l’arco parlamentare.  
Il governo Renzi non ha un programma organico per il Mezzogiorno e la cosa non è di buon auspicio per lo sviluppo della economia, in quanto una vera ripresa economica di carattere strutturale può partire solo dalle regioni meridionali.
Lo ha capito anche il ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Scheauble che, forte del successo conseguito nella Germania Est tratta dal sottosviluppo in soli dieci anni, ha dichiarato che l’Italia deve ripartire dalla soluzione del problema del Mezzogiorno.
Ma, i potentati economici che dettano la linea non permetteranno mai che la politica meridionalistica ritorni al centro dell’azione del governo.
Una politica per il Sud, quindi, può ripartire solo dal basso, con un moto coordinato delle popolazioni e delle classi dirigenti meridionali che imponga a Palazzo Chigi e dintorni un radicale cambio di rotta.
Le ultime elezioni regionali, sotto questo profilo, hanno creato le condizioni favorevoli per un rilancio, con nuovi gruppi dirigenti che hanno nel rapporto con il territorio il loro punto di forza.
In particolare, il voto popolare ha portato alla presidenza di due delle più grandi regioni del Sud, la Campania e la Puglia, due politici, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, che hanno tutti i requisiti per poter guidare con successo un movimento di base che imponga all’Esecutivo una svolta finalizzata a ridare centralità al problema del Mezzogiorno.
De Luca e Emiliano sono due politici di grande caratura. Sono stati eletti con un successo personale che è andato al di là di ogni previsione. Non devono nulla ai partiti. Anzi, sono il Partito Democratico e il centrosinistra in debito con i due neogovernatori in quanto sono stati essi che, con il loro seguito personale, hanno trainato alla vittoria le coalizioni di riferimento. Hanno una credibilità che è forte nel partito ma ne supera ampiamente i confini, così come supera quelli dello schieramento di centrosinistra. Se promuovessero una piattaforma di riscossa del Sud potrebbero avere un consenso bipartisan da cui trarrebbero autorevolezza e peso politico sufficiente per imporre una nuova linea in economia a livello nazionale 
Già da alcuni anni politologi e giornali, a cominciare da Angelo Panebianco e dal Corriere della Sera, prevedono che in futuro la politica italiana si dividerà non sullo scontro fra centrodestra e centrosinistra ma su quello fra Nord e Mezzogiorno.
Finora la profezia non si è avverata in quanto al Sud mancavano leader autorevoli che unissero capacità politiche e credibilità personale.
Vincenzo De Luca e Michele Emiliano potrebbero essere i leader del futuro, quelli che su una piattaforma meridionalistica costruiscono una leadership nazionale. 
Anche perché un progetto credibile costringerebbe ad associarsi all’iniziativa anche gli altri governatori del Sud che, altra circostanza favorevole, sono tutti, appartenenti al Partito Democratico e, tutti, consapevoli che da uno scontro con il governo centrale potrebbe derivarne solo un rafforzamento delle loro posizioni.
Oltre tutto sarebbe una azione meritoria anche sul piano politico generale, in quanto eviterebbe  che il Mezzogiorno diventi terra di conquista del primo imbonitore che passa, magari con una maglietta accattivante come il Salvini di turno.
I tempi, però, sono stretti. Le popolazioni del Sud non possono più aspettare.