CROLLA UN CAVALCAVIA IN BRIANZA. ALCUNE ORE PRIMA UN CANTONIERE NE AVEVA CHIESTO LA CHIUSURA

Cavalcavia crollato

Non si sa ancora quanti sono i morti e i feriti nel crollo del cavalcavia di Lecco. Ma quello che è successo è grave a prescindere dal numero delle vittime. 
Un ponte può anche crollare, anche se negli ultimi anni i crolli sono stati molto più frequenti di quanto sia lecito attendersi.
Ma sono le modalità che lasciano perplessi. Se sono vere le prime indiscrezioni, ci sono pesanti responsabilità, non solo individuali ma anche sistemiche. Nel pomeriggio, alcune ore prima del disastro, un cantoniere dell’ANAS aveva notato il distacco di alcuni calcinacci e aveva chiesto che si procedesse alla immediata chiusura della infrastruttura. Dalla Provincia hanno risposto che avrebbero dato seguito alla segnalazione solo in presenza di una comunicazione ufficiale.
Una risposta burocratica dalla quale è derivato un disastro che si poteva evitare ma che, soprattutto, ha dimostrato l’inadeguatezza di certi mandarini della macchina amministrativa per i quali la cosa più importante è che le carte siano sempre in ordine. Per i quali, quindi, una segnalazione di pericolo non vale nulla se non ci sono tutti i timbri al posto giusto.
Senza considerare che se dell’approssimarsi del crollo si è accorto un cantoniere senza strumentazione tecnica e senza nozioni professionali di alto profilo, significa che se ci fosse stato un minimo di attività di monitoraggio il pericolo sarebbe stato previsto con settimane o, forse, con mesi di anticipo.  
La cosa più grave, però, è che il dirigente che ha indirettamente provocato il disastro probabilmente non ha commesso alcuna irregolarità in quanto ha seguito le procedure standard codificate per casi del genere. Procedure che, anche quando non provocano morti e feriti, sicuramente non sono funzionali a una maggiore efficienza della pubblica amministrazione.
Sarebbe molto più importante cambiare questa pubblica amministrazione che cambiare la costituzione. La rottamazione delle procedure, il ritorno a una gestione del pubblico al servizio dei cittadini sarebbero l’avvio di un nuovo corso per l’Italia.
Invece, è facile prevedere che, come al solito, non succederà nulla, le inchieste finiranno in un vicolo cieco, non sarà individuato né un responsabile, né una anomalia nei processi decisionali. E fra qualche tempo ci sarà un nuovo crollo o un altro disastro del quale nessuno sarà responsabile.