CORRIERE DELLA SERA, STRAFALCIONI E PREGIUDIZI.

Corriere della Sera

Corriere della Sera on line del 31/07/2015 ore 17,22. Viene pubblicata un breve articolo della Redazione scuola. Titolo: Selezione dei Prof. si cambia. Classi di concorso tagliate di 1/3. Sottotitolo “Con la revisione passano da 168 a 114. Ma se ne aggiungono di nuove come italiano per stranieri. E gli scienziati politici potranno insegnare diritto e economia”.
Definizione di Scienziato della Treccani “Chi ha acquisito profonda conoscenza di una o più scienze, attraverso studi intensi e costanti, e con serietà di metodo e d’indagine: uno sc. famoso; hanno dato il premio Nobel per la medicina a una sc. italiana; un congresso di scienziati di tutto il mondo”.

Sarebbe una cosa eccellente per la scuola italiana se gli scienziati della politica, i premi Nobel, Giovanni Sartori e altri personaggi di questo livello andassero a insegnare diritto e economia.
Ma, ovviamente, non è così. Gli scienziati politici di cui parla il Corriere sono, molto più banalmente, i laureati in scienze politiche. E qui sorge un problema. Perché, se il più importante giornale italiano commette errori del genere è la qualità dell’informazione che è in pericolo e, con essa, la capacità di veicolare le notizie ai cittadini in modo corretto.
Lo stesso giorno, 31 luglio, il Corriere della Sera in edicola pubblica una lettera di Pietro Ichino, senatore PD, il quale contesta un commento di Massimo Franco sul Corriere del giorno precedente relativo alla autorizzazione a procedere contro Azzollini e conclude contestando una “difettosa informazione”.
Difficilmente siamo d’accordo con il sen. Ichino. Però, nel caso di specie è difficile dargli torto. Massimo Franco ha pubblicato un articolo che poteva andare bene per un qualunque voto del Parlamento su una qualunque autorizzazione all’arresto. Un commento che prescinde completamente dal merito della richiesta di arresto e tratta la questione in chiave esclusivamente politicista, sulla base di una premessa implicita, che un parlamentare non possa mai votare guardando al merito di una decisione ma solo sulla base di accordi, intrallazzi, equilibri, giochi di potere e cose del genere. Cosa che potrebbe anche essere vera ma sulla quale Massimo Franco non spende neanche un rigo per dare prova che si sia verificato nel caso di Azzollini.  Né l’articolista è sfiorato dal dubbio che una valutazione fatta sulla base di interessi di partito o di tesi aprioristiche sarebbe contraria allo spirito della Costituzione la quale richiede che si voti sullo specifico atto giudiziario e sul singolo parlamentare, senza posizioni pregiudiziali e senza schieramenti di partito o di coalizione.
Noi non sappiamo se i senatori hanno fatto una scelta giusta. Sappiamo, però, che l’informazione del Corriere è stata assolutamente inadeguata. Ha trattato la materia come un argomento di gossip, ma non ha dato al lettore gli elementi essenziali per capire il caso.Il sen. Ichino ha spiegato, nella lettera in questione, che i comportamenti contestati ad Azzollini, alla base della richiesta di arresto  erano atti parlamentari con i quali avrebbe favorito la Congregazione. Ed è significativo che la lettera è pubblicata senza alcun commento o replica da parte dell’articolista e del giornale.
Chiunque abbia letto la Costituzione sa che gli atti e le opinioni dei parlamentari ricadono nel primo comma dell’art. 68 e per essi vige una esimente assoluta che non può essere superata nemmeno dal voto della Camera di appartenenza. Chi abbia un minimo di nozioni di diritto costituzionale sa che l’immunità dei parlamentari prevista dal citato primo comma dell’art. 68 è uno dei pilastri della democrazia.
I lettori del Corriere, anche se hanno seguito con la massima attenzione il commento di Franco e tutte le cronache del giornale non sapranno mai se questa contestazione alla inchiesta di Trani è vera o meno, in quanto nel profluvio di articoli sul tema non ce ne è uno che abbia approfondito questo punto che è l’aspetto fondamentale della questione.
In conclusione, l’unica cosa certa è che il Corriere della Sera è in declino nella qualità dell’informazione e nel gradimento dei lettori. Perché meravigliarsi, poi, della flessione delle vendite e della scarsa considerazione dei cittadini per la stampa e per il mondo dell’informazione in generale?