COMINCIA LA BATTAGLIA PER LE AMMINISTRATIVE. MA NON SONO PREVEDIBILI CONSEGUENZE POLITICHE

Partito-Democratico-Bandiere

I partiti cominciano a scaldare i motori per le elezioni comunali di primavera. Il voto per i sindaci di Napoli, Milano, Torino e soprattutto Roma avrà infatti una grande importanza, visto che comincerà ad indicare quali forze politiche saranno in grado di contendersi il governo del Paese. In particolare, l’attenzione è concentrata sulla situazione del Partito Democratico, in grave difficoltà a Roma, dove, dopo la fine disastrosa della amministrazione Marino, è sprofondato al di sotto della soglia del 20 per cento, e nelle altre città, dove i sondaggi non sono favorevoli.

È ancora molto presto per fare previsioni, in quanto il PD e il centrosinistra non hanno ancora neppure scelto i candidati, che, secondo quanto detto dal Premier e Segretario Matteo Renzi, dovranno essere selezionati con il sistema delle primarie.
Anche se mancano più di sei mesi (la data delle votazioni sarebbe fissata per giugno) è già possibile fare delle considerazioni. Le elezioni amministrative potrebbero avere, anche, effetti politici. Renzi, infatti, fonda buona parte del proprio carisma sull’idea di essere un vincente, in grado di portare il Partito Democratico oltre il recinto del tradizionale elettorato di centrosinistra. È quello che è successo nelle elezioni europee, quando il partito ha oltrepassato la soglia del 40 per cento, cosa che, però, non si è ripetuta alle regionali dello scorso anno e potrebbe non ripetersi alle comunali del 2016.
Tuttavia, non bisogna sopravvalutare il peso delle amministrative. Al momento non esiste una alternativa politica. Il centro destra è in ristrutturazione, con l’aspirante leader Matteo Salvini che, con le sue posizioni estreme, sposta sempre più a destra l’asse della coalizione e il Movimento 5 Stelle è sempre chiuso nel suo splendido isolamento che ne riduce notevolmente le prospettive di vittoria, a meno di clamorosi autogol del Partito Democratico sulla legge elettorale.
È quindi probabile che, anche in caso di risultati non esaltanti, il premier ed il suo governo siano in grado di assorbire il colpo. Il vero test politico per Matteo Renzi non saranno le elezioni amministrative, ma, più probabilmente, il referendum sulla riforma costituzionale. Questo infatti sarà un vero e proprio plebiscito sullo stesso Presidente del Consiglio che, non a caso, punta proprio a un successo nella consultazione referendaria per consolidare la sua leadership.