CIRCOLARE INPS IN ARRIVO SU PROROGA OPZIONE DONNA AL 2015. ORA PREPENSIONAMENTI E STAFFETTA GENERAZIONALE.

Sede INPS
La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che condanna lo Stato italiano ad assumere tutti gli insegnanti precari che abbiano almeno tre anni di lavoro sollecita due ordini di considerazioni.
La prima è che i sindacati più rappresentativi non adempiono più alla loro funzione.
I ricorsi che hanno dato origine al procedimento giudiziario sul quale si è pronunciata la Corte di Lussemburgo sono stati patrocinati da una associazione minore che non è nemmeno firmataria dei contratti della categoria.
Nessuna delle grandi Organizzazioni del comparto scuola ha ritenuto di avviare una azione giudiziaria per tutelare il diritto degli insegnanti a una occupazione stabile, pur essendo il precariato dei docenti un  problema che dura da anni e che danneggia sia i lavoratori, sia gli studenti e le famiglie, sia la stessa società italiana visto che si tratta di una anomalia che incide molto negativamente sulla qualità dell’offerta di istruzione e formazione.
Ma, la considerazione più significativa è che la sentenza dimostra quanto siano state poco lungimiranti le politiche del lavoro dei governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni.  
Politiche dominate da ottusi criteri contabili, che, peraltro, non sono riuscite nemmeno a rimettere in equilibrio i conti dell’INPS, né a ridurre il debito pubblico, né a rilanciare la produzione e l’occupazione. E che, in aperta violazione dell’art. 1 della Carta costituzionale secondo il quale l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, hanno, di fatto, utilizzato la riduzione dell’occupazione come strumento principale per il risanamento dell’economia.
Una linea kafkiana in quanto gli addetti ai lavori, economisti, politici, esperti vari, erano consapevoli che deprimendo l’occupazione si sarebbe prodotto un effetto negativo sui consumi e, a cascata, sugli investimenti, sulla produzione e di nuovo sull’occupazione in una spirale al ribasso che è la causa principale della crisi strutturale che l’Italia attraversa da venti anni.
Per giunta, questa politica ha scontato provvedimenti sicuramente incostituzionali come le riforme Fornero della previdenza e del mercato del lavoro – infarcite, peraltro, di errori macroscopici non degni della tradizione giuridica del nostro Paese – che hanno prodotto danni enormi ai lavoratori e alla stessa economia nazionale e altri ne produrranno in futuro quando verranno a conclusione le procedure giudiziarie avviate da quanti hanno visto conculcati i propri diritti.
L’abuso dei contratti a termine nel pubblico impiego, di cui i supplenti nella scuola sono l’esempio più eclatante ma non l’unico, non si deve alla Fornero ma risale a tempi più lontani e all’andazzo di risolvere i problemi con furberie e con speculazioni di basso profilo.
Un problema che, nonostante le palesi illegittimità denunciate in tempi non sospetti da semplici cittadini e da  istituzioni qualificate, nessuno ha voluto affrontare.
In tale contesto la sentenza della Corte UE potrebbe essere l’inizio di una valanga. Sono 300 mila gli insegnanti  che, in base a questa sentenza, hanno diritto alla assunzione a tempo indeterminato e a differenze di stipendio risalenti nel tempo con relativi arretrati. Ma altri precari di lungo periodo si registrano in altri settori, come la sanità, i beni culturali, gli enti locali. 
Per fronteggiare l’emergenza con soluzioni giuridicamente, economicamente e socialmente sostenibili è necessario cambiare radicalmente politica, promuovendo un turn over accelerato sia nelle pubbliche amministrazioni che nel privato.
Nel pubblico, a questo punto, è d’obbligo avviare un massiccio piano di prepensionamenti e aprire le porte sia ai precari storici, che ai giovani rispettando i diritti dei lavoratori ed evitando, nel contempo,  il pericolo che la sentenza della Corte UE diventi un altro fattore penalizzante per le nuove generazioni .
E lo stesso percorso deve essere seguito nel privato, anche perché una delle poche evidenze certe degli ultimi venti anni è che le aziende e i settori che meglio stanno reagendo alla crisi sono proprio quelli che sono riusciti, prima che la famigerata riforma Fornero imponesse una rigidità senza senso, a ristrutturare le compagini aziendali con progressive ma rilevanti operazioni di pensionamento anticipato dei lavoratori più anziani e contestuale immissione di neo assunti. 
Il governo Renzi sembra avere compreso che è l’occupazione il nodo centrale dal quale partire e nella legge di stabilità ha inserito alcune innovazioni che potrebbero portare risultati molto significativi quale la decontribuzione totale per le nuove assunzioni.
Ci sono, inoltre, per la prima volta, segnali di una concreta inversione di rotta anche nella gestione operativa.
L’INPS starebbe per emanare una circolare con cui proroga l’opzione donna fino al 2015, adeguandosi, finalmente ad una interpretazione corretta della legge vigente.
È un piccolo passo motivato probabilmente anche dal contenzioso che sommerge l’Istituto previdenziale. Nei primi cinque mesi dell’anno sono state avviate contro l’INPS ben 415.585  nuove vertenze contro le 447.659 dell’intero 2013.
Tiziano Treu deve avere valutato che, in questa situazione, era una follia andarsi a cacciare in un altro vespaio con una interpretazione della norma che anche uno studente del primo anno di giurisprudenza sarebbe stato in grado di ridicolizzare, interpretazione in contrasto, peraltro, con quella autentica della Camera dei Deputati.
Ma noi  ci auguriamo che dietro questo revirement ci sia qualcosa di più di una semplice resipiscenza di ordine giuridico. Ci auguriamo che ci sia la consapevolezza che le restrizioni parossistiche nell’accesso alla pensione hanno bloccato il mercato del lavoro tagliando fuori i giovani e impedendo quel naturale turn over che  è essenziale per l’efficienza del sistema produttivo e per la qualità dei prodotti e dei servizi. 
È il momento di apportare dei correttivi alla legge Fornero per riavviare occupazione, domanda interna, e   sviluppo, con effetti positivi anche su deficit e debito pubblico e sui conti della stessa INPS che sono influenzati dalle entrate molto più che dalle uscite.
È il momento di estendere l’ “opzione contributivo” alias “opzione donna”  anche agli uomini e di avviare, nel pubblico e nel privato, una staffetta generazionale e un piano di prepensionamenti su larga scala che rimettano in moto il mercato del lavoro. 
Il governo Renzi sembra animato dalle migliori intenzioni. C’è da sperare che non si lasci fuorviare da quei superburocrati che si presentano come le vestali del rigore dei conti, salvo distrarsi quando per un “errore”  mentre venivano tagliate le pensioni a tutti gli italiani, si concedevano superpensioni privilegiate proprio a un manipolo di alti dirigenti in dispregio di ogni principio di equità e di correttezza istituzionale.