CENTRO DEMOCRATICO: IL SUD DEVE ESSERE IL VOLANO PER RILANCIARE LA CRESCITA E L’OCCUPAZIONE

Nello Formisano

Le elezioni del 24 e del 25 febbraio saranno determinanti per il Mezzogiorno. Negli ultimi diciotto anni in cui la politica italiana è stata dominata dal blocco Berlusconi – Lega la situazione economica e sociale  delle regioni meridionali ha subito un progressivo degrado fino ad arrivare alla attuale situazione che è da vero e proprio allarme sociale.
Al Sud la crisi congiunturale si è andata a sommare a un declino strutturale che è iniziato con il primo governo Berlusconi – Lega del 1994 e, pur con alterne vicende, è continuato  inarrestabile fino alla fase attuale.
Oggi, nel Sud si registra una disoccupazione che va dal 19,3% della Campania al 20,6% della Calabria. Percentuali da terzo mondo che diventano molto più pesanti se si guarda alla disoccupazione giovanile che ha raggiunto ormai il 50%.
Una vera e propria bomba sociale che dovrebbe preoccupare tutte le forze politiche.
Invece, purtroppo, dopo Berlusconi, anche il governo Monti ha cancellato il Mezzogiorno dalle priorità di politica economica concentrando tutte le risorse sulle aree forti del Paese. 

 Il Centro Democratico, invece,  è consapevole della gravità del problema e della necessità di riportare il Sud  al centro della politica economica nazionale.
Il nostro programma dedica un intero capitolo alla questione meridionale e afferma in modo chiaro e inequivoco che “la sfida per il rilancio dell’economia nazionale passa proprio dalla valorizzazione dello straordinario potenziale di crescita del Mezzogiorno d’Italia”
E ancora “vogliamo invertire la tendenza, latente, a rimuovere il problema del Mezzogiorno e mettere il Sud al centro della politica economica nazionale, chiamando a raccolta tutti gli attori istituzionali, i corpi intermedi e la stessa società civile, all’insegna di un progetto complessivo capace di sciogliere i nodi strutturali dell’economia meridionale”.
Sono impegni programmatici precisi che possono rappresentare un nuovo inizio per le popolazioni meridionali. 
Il programma del Centro Democratico indica anche la via da percorrere: 
“Noi vogliamo rafforzare gli sforzi per fare del Sud d’Italia un volano della crescita dell’intero sistema Paese, adottando a tal fine un nuovo Programma straordinario per la crescita e l’occupazione nel Mezzogiorno, che agisca sinergicamente sul piano istituzionale  e nei diversi ambiti della fiscalità, delle infrastrutture, dei servizi, definendo gli obiettivi strategici a tutti i livelli di governo: comunitario, statale e territoriale”.
Sono le idee che ho sempre sostenuto con coerenza e con passione nel mio impegno politico. Ma, questa volta, non sono solo le idee di un singolo parlamentare. Sono il nucleo centrale del programma economico ufficiale del partito del quale sono, insieme a Pino Bicchielli, Coordinatore elettorale nazionale e capolista in Campania, partito destinato ad avere un ruolo di grande rilievo nella coalizione di Centrosinistra che, sotto la guida di Pierluigi Bersani, si appresta ad assumere la guida del Paese.
Su queste tesi il Centro democratico può fare da catalizzatore di una ampio schieramento di forze politiche e sociali che comprende sia i sindacati che le imprese. 
La Confindustria è scesa in campo con grande impegno con il suo giornale, Il Sole 24 Ore, con i suoi editorialisti di maggior prestigio e con prese di posizione severe dei suoi esponenti più autorevoli .
Queste iniziative si sono scontrate con l’ostilità delle forze politiche di centro destra e del governo dei tecnici.
Berlusconi  ha concluso un accordo con la Lega Nord per trasferire alle regioni settentrionali il 75 per cento delle risorse fiscali, un’intesa che se fosse realizzata, precipiterebbe ancora di più nel sottosviluppo e nella povertà le popolazioni meridionali.
Monti,  a sua volta, è assolutamente indifferente ai problemi del Sud. Il Presidente del Consiglio, nel suo programma elettorale, la cosiddetta Agenda Monti, dedica al Mezzogiorno, su venticinque pagine solo quattro righi, peraltro, dal contenuto palesemente offensivo: “Lo spreco dei fondi strutturali dell’Unione europea, un’occasione unica di investimento per la crescita nelle regioni del nostro Mezzogiorno, è uno scandalo che il nostro Paese non può più permettersi”.
Un atteggiamento moralistico che viene da chi, nella scia del predecessore Silvio Berlusconi,  non ha fatto nulla per combattere l’evasione fiscale e la corruzione, fenomeni  che costano al nostro paese 180 miliardi l’anno. Fondi che sarebbero più che sufficienti a risolvere il problema del deficit, a ridurre drasticamente il debito pubblico e a garantire le risorse necessarie per rilanciare lo sviluppo e l’occupazione.
Al Sud si gioca la battaglia decisiva per l’esito delle elezioni e per il futuro delle nostre popolazioni e dell’intero Paese.
Solo una vittoria del Centro Democratico e della coalizione di Centrosinistra potrà riportare il Mezzogiorno al centro della politica economica nazionale e riavviare la crescita della produzione e dell’occupazione, consentendo al Paese di superare non solo la congiuntura recessiva, ma anche il declino strutturale che lo attanaglia da un tempo troppo lungo che ha, ormai, superato abbondantemente le capacità di sopportazione dei cittadini.