CASO ABU OMAR: STRASBURGO SANZIONA L’ITALIA

Abu Omar

Strasburgo condanna di nuovo l’Italia: questa volta per il caso Abu Omar. Sono trascorsi tredici anni da quando ebbe inizio la vicenda legata all’ex imam di Milano, ma per la Corte Europea dei diritti dell’uomo oggi sembra non ci siano dubbi: l’Italia, in merito alla vicenda del rapimento e della detenzione illegale di Abu Omar, violò i principi della Convenzione Europea per la tutela dei diritti dell’uomo. 
Era il 13 febbraio 2003 quando Abu Omar, allora imam della moschea di via Quaranta a Milano, indagato dalla Procura di Milano per associazione con finalità di terrorismo internazionale, fu rapito dagli uomini della Cia statunitense.
Rapito a Milano e caricato su un volo diretto in Egitto dove, una volta incarcerato, avrebbe subito, secondo quanto denunciato da lui stesso, interrogatori, torture e sevizie di vario genere. L’azione messa in atto dagli uomini della Cia statunitense in gergo è detta “extraordinary rendition”: cioè “azione clandestina” iniziata con il rapimento di Abu Omar in Italia e continuata con il suo trasferimento e la detenzione illegale all’estero, in Egitto. 
Ma in che modo l’Italia si sarebbe resa complice di tutto ciò, arrivando addirittura ad essere sanzionata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo? Imponendo il segreto di Stato sul caso. La sentenza emessa da Strasburgo sostiene che Roma sapeva benissimo che era in atto un operazione clandestina ai danni di Abu Omar, e non intervenendo ha violato il diritto dell’ex imam di non essere sottoposto a maltrattamenti. Ma soprattutto, con l’apposizione del segreto di Stato sulla vicenda, imposto da parte di quattro presidenti del Consiglio tra il 2005 e il 2013 (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta), ha impedito che potesse essere fatta chiarezza sul caso, lasciando priva di risposta la richiesta di giustizia di Abu Omar. In altre parole, l’Italia è colpevole di aver applicato il legittimo segreto di Stato, però in modo sbagliato. E di aver consentito in questo modo l’impunità dei reali colpevoli. 
Inoltre, secondo i giudici di Strasburgo, oltre il diritto a un equo processo e il diritto a non subire maltrattamenti, l’Italia avrebbe violato anche il diritto dell’ex imam e della moglie al rispetto della vita familiare,  a causa della separazione forzata che la coppia ha subito per diversi anni. Per questo i giudici hanno stabilito che l’Italia dovrà pagare 70mila euro ad Abu Omar e 15mila euro alla moglie per i danni morali. Lo Stato  italiano ora ha la possibilità di chiedere alla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera. In caso contrario la sentenza di condanna diventerà definitiva.
Si tratta del terzo caso in cui la Corte di Strasburgo ha condannato un paese per aver consentito e partecipato a operazioni di “rendition” della Cia. Dopo la Macedonia e la Polonia ora tocca all’Italia. Di sicuro questa sentenza getta luce sui casi di azioni illegali messe in atto dai servizi segreti statunitensi nel contesto della guerra globale al terrorismo.
AnFo