BRUNETTA E GLI EFFETTI COMPORTAMENTALI CHE IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE IGNORA

Renato Brunetta

Brunetta è impareggiabile. Ha sognato per anni di fare il ministro dell’Economia e, non essendoci riuscito, ha polemizzato con tutti quelli che hanno avuto la ventura di occupare la poltrona nelle ultime tre legislature.
Ora utilizza il ruolo di Presidente del Gruppo PDL alla Camera per attaccare in modo viscerale il ministro Saccomanni e chiunque altro non sia allineato con le posizioni del suo partito.
Il problema di Brunetta, però, è che le posizioni che è egli è costretto a difendere non traggono origine da elaborazioni economiche ma dalle intuizioni del Cavaliere e dai responsi dei suoi sondaggisti di fiducia. Così, spesso, é costretto ad arrampicarsi sugli specchi per difendere teorie decisamente traballanti.
Un esempio da manuale è la lettera inviata al Corriere della Sera per contestare le posizioni del Fondo Monetario Internazionale sull’IMU, che  sono, peraltro, le posizioni dell’OCSE, dell’Unione Europea e di tutti gli economisti indipendenti che abbiano una conoscenza non superficiale della situazione dell’Italia.
Al di là di una serie di chiacchiere e fumisterie senza alcun valore, il cuore delle argomentazioni di Brunetta è che “l’eliminazione dell’IMU sulla prima casa assume un aspetto altamente simbolico di svolta della politica fiscale e di riconoscimento degli errori effettuati, con effetti sia sulla spesa per consumi sia sul settore immobiliare” e ancora “Forse è bene ricordare che l’importanza degli effetti comportamentali delle manovre fiscali, suggeriti dalla buona teoria economica, è difficile da stimare mediante modelli econometrici”.
Ovviamente, sono considerazioni che attengono più alla psicologia delle masse che all’economia e che, proprio per questo, il Fondo Monetario e la finanza internazionale non prendono in alcuna considerazione.

Senza voler essere tranchant, un economista che difende un provvedimento per il suo valore simbolico, che si appella agli effetti comportamentali di quel provvedimento e che confessa di non avere riscontri quantitativi alle sue teorie, è come un medico che prescrive un farmaco affermando che ha un effetto placebo potentissimo.
Ma, è evidente che Brunetta parlava da politico e non da economista. Da politico che difende le tesi del partito e, ancora di più, quelle del Capo.
È una conferma che è stato un bene che sia Capogruppo e non sia diventato ministro dell’Economia.
Anche perché il declassamento da parte di Standard & Poor’s rende la situazione ancora più delicata e c’è bisogno, mai come ora, di un responsabile dell’Economia che faccia gli interessi dei cittadini ma sia nel contempo riconosciuto autorevole dalle comunità degli economisti e degli operatori economici internazionali. Fabrizio Saccomanni, con il suo background e con il prestigio acquisito in Banca d’Italia e negli incarichi ricoperti presso il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale europea, la Banca dei Regolamenti internazionali e altre prestigiose istituzioni  è uno dei pochi che ha il profilo idoneo per ricoprire il ruolo con successo.