QUIRINALE: BERLUSCONI PREFERISCE UN “COMUNISTA” AL DEMOCRISTIANO PRODI

Silvio Berlusconi

Una delle tesi di Berlusconi è che, “dopo quattro Presidenti di sinistra è necessario eleggere un moderato alla Presidenza della Repubblica”, per un principio di alternanza.
Come sempre, Berlusconi, nelle sue teorizzazioni mischia cose vere a cose false, in modo da confondere le idee ai suoi interlocutori.
Nel caso di specie, il principio è condivisibile perché il Capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale e deve rappresentare tutti gli italiani. Invece, è falso che ci siano stati quattro Presidenti di sinistra.
Il principio della alternanza al Quirinale è stato sostanzialmente seguito con una certa continuità, anche se senza rigidità, nella storia dell’Italia repubblicana.
L’alternanza, in origine, era fra laici e cattolici. Dopo Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato, liberale, fu eletto un altro liberale, Luigi Einaudi, pur avendo la Democrazia Cristiana ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera, nelle elezioni del 1948. Seguì Giovanni Gronchi, cattolico. Dopo sette anni, seguì un altro cattolico, Antonio Segni, facendo una eccezione alla regola. Il successore, però, fu Giuseppe Saragat, socialdemocratico e laico. Dopo Saragat fu eletto Giovanni Leone, cattolico, dopo il quale ascese al Quirinale Sandro Pertini, socialista e laico.
Dopo Pertini sono arrivati Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano, i quattro Presidenti di sinistra, secondo la definizione di Berlusconi che, tra l’altro, avrebbero ingolfato la Corte Costituzionale di giudici di sinistra.
Solo che Cossiga era un democristiano a tutto tondo, fondatore di una struttura clandestina anticomunista della Nato, Gladio, minacciato per anni di impeachment dal Partito Comunista di Occhetto, diventato da poco PDS.
E Scalfaro era un vecchio esponente della  destra democristiana, appartenente alla corrente di Mario Scelba, colui che creò la Celere, il campione delle repressioni poliziesche e antioperaie degli anni ’50.

Ciampi era stato azionista, vicino al Partito Repubblicano e alla borghesia illuminata, non era, certo, un pericoloso bolscevico.
L’unico che è stato davvero comunista è, proprio, Giorgio Napolitano che, però, il Cavaliere vorrebbe fosse riconfermato per un secondo mandato.
Ma Berlusconi, è notorio, non ha le idee molto chiare in materia di moderati e comunisti. Oggi, nella sua ottica, D’Alema e Violante sono dei moderati, mentre Prodi, democristiano e cattolico, presidente della Commissione UE con il placet dei popolari europei, è un pericoloso estremista.
Ricordiamo per inciso che due dei Presidenti “comunisti” hanno reso possibile il primo governo Berlusconi, nel 1994. Il primo, Scalfaro dando un incarico pieno al leader di Forza Italia nonostante non avesse la maggioranza in Senato, quell’incarico che, in circostanze analoghe, Napolitano non ha voluto conferire a Bersani.
Il secondo, Cossiga, neo senatore a vita in quanto ex Presidente, votando la fiducia a quell’Esecutivo di centrodestra, che passò per un solo voto, anche a seguito dell’uscita dall’aula, risultata anche questa determinante, di tre senatori del Partito Popolare.
Probabilmente, anche se Berlusconi ha smentito, la verità l’ha detta Ignazio La Russa, secondo il quale l’ex premier vuole al Quirinale una donna che di nome si chiama Salva e di cognome Condotto.
Cicchitto, d’altronde, ha fatto il nome di Luciano Violante, con una proposta apparentemente incomprensibile. Proposta che contiene, invece, un messaggio chiaro: il PDL è disposto ad appoggiare anche un ex comunista e una ex toga rossa, secondo le colorite definizioni della stampa e dei maggiorenti berlusconiani.
Il che riporta al discorso iniziale. Moderati e comunisti sono per Berlusconi categorie di comodo che hanno un significato diverso da quello che a questi termini attribuiscono i comuni mortali.
Per il Cavaliere è moderato chi è disposto a scendere a patti con lui. Comunista chi è più intransigente.
Quindi, ben venga un “comunista” al Quirinale, purché sia sensibile ai suoi problemi con la giustizia. Ci si potrebbe chiedere come farà a spiegarlo ai suoi elettori, che lo votano perché lo considerano una barriera contro il comunismo.
Ma Berlusconi non è mai stato un campione di coerenza. Le sue smentite e contro smentite sono passate alla storia. E ci sono sempre i giornalisti comunisti sui quali scaricare le responsabilità delle contraddizioni.