BERLUSCONI PER LA VIOLAZIONE DEGLI IMPEGNI UE. STOP DA LETTA CHE RASSICURA I VERTICI DEL G 8

Enrico Letta

Ha fatto benissimo Enrico Letta a prendere con immediatezza le distanze da Berlusconi che lo invitava a sforare il limite del 3 per cento del deficit per accedere alle sue richieste su IMU e IVA.
Dopo le coperture fantasiose propinate in campagna elettorale, un fantomatico accordo con la Svizzera che è ancora di là da venire o una linea di credito della Cassa Depositi e Prestiti che, probabilmente, nemmeno Grillo avrebbe il coraggio di proporre, viene fuori la vera carta segreta del Cavaliere, venire meno agli impegni UE e superare il limite del 3 per cento.
Berlusconi, e alla sua età è spiegabile, non ha buona memoria. Non ricorda più che fu costretto a dimettersi da Palazzo Chigi perché l’Europa intera non si fidava più né di lui, né, purtroppo, di noi.

Tutti ricorderanno l’imbarazzante conferenza stampa di Sarkozy e Merkel in cui i due rispondevano con un sorrisetto di circostanza alla domanda su quanta fiducia avevano nell’Italia. E Sarkozy e Merkel  erano membri autorevoli del Partito Popolare europeo come Berlusconi, tanto per chiarire che non si è trattato di una congiura dei soliti comunisti.
Ma il problema vero non è Sarkozy e Merkel. Il problema è che le cancellerie, gli organi di informazione, gli opinion makers, la finanza internazionale erano tutti uniti nel diffidare dell’Italia.
Lo ha spiegato bene un personaggio al di sopra di ogni sospetto, Giulio Tremonti, storico ministro dell’Economia dei governi Berlusconi, quando ha individuato la causa della crisi del 2011 nella mancanza di credibilità dell’Esecutivo dell’epoca presieduto dal Cavaliere.
Tra l’altro, quell’Esecutivo ha firmato tutti gli impegni più gravosi con l’Europa fino al pareggio di bilancio, anticipato al 2013.
Nonostante quegli impegni lo spread continuava a salire, fino ad arrivare a 570, con il rendimento dei titoli di stato oltre il 7 per cento. Una dinamica apparentemente inspiegabile, che, invece, si spiega proprio con la inaffidabilità dell’allora Presidente del Consiglio che era pronto a firmare qualunque accordo, salvo rinnegarlo il giorno dopo.
Le furbizie del Cavaliere possono funzionare con gli elettori italiani. Ma con i politici degli altri paesi o con gli operatori finanziari internazionali servono solo a creare un clima negativo per il nostro Paese.
Una frase come quella detta da Berlusconi ieri potrebbe far rinascere i dubbi sulla volontà dell’Italia di perseguire anche in futuro una rigorosa politica di bilancio. Dubbi che sarebbero deleteri per la nostra economia perché ogni punto di spread in più significa miliardi di interessi a carico dei nostri titoli di stato.
È l’ennesima conferma che il Cavaliere non è uomo di governo. È il classico uomo da bar sport che, fra una barzelletta e una battuta goliardica, risolve con altrettanta sicumera i problemi del Commissario Tecnico della nazionale di calcio e quelli del ministro dell’Economia.
Oggi, l’Italia ha problemi troppo seri. È essenziale che l’Europa e i mercati sappiano con assoluta certezza che le battute di Berlusconi non hanno nulla a che vedere con la politica economica che il governo ha intenzione di perseguire.