BERLUSCONI E LA VERITÀ, UN RAPPORTO DIFFICILE. DALLA P2 A DE GREGORIO

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                                                                                        L’OPINIONE

di Nicola Tranfaglia
Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Oggi, più che mai, si può dire che la storia politica di Silvio Berlusconi assomiglia sempre di più a l’autobiografia di una nazione, quella che noi, nonostante tutto continuiamo ad  amare, e della quale facciamo parte.
Una caratteristica fondamentale dell’uomo è una massa sconcertante di menzogne e di affermazioni false, tra le tante per esempio, la partecipazione alla loggia massonica P2 con Licio Gelli.
Il 26 ottobre 1981, alla scoperta degli elenchi della loggia a Castiglion Fibocchi, Berlusconi dichiara al giudice:”Mi sono iscritto alla P2 nei primi mesi del 1978, su invito di Licio Gelli, che conoscevo da circa sei mesi e che avevo visto solo due volte (….) Non ho mai versato contributi (….)
“Ricevetti una tessera di iscrizione che non riesco più a trovare (…) Fu Roberto Gervaso, mio amico, a presentarmi a Gelli (…)”

Il 27 settembre 1988, deponendo a Verona in qualità di querelante, racconta: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo.(…) Non ho mai pagato una quota di iscrizione né mi è stata mai chiesta.”
Il 3 novembre 1993, davanti alla Corte di Assise di Roma:”Il motivo principale è stata l’insistenza di Gervaso che è un mio carissimo amico (…) Gervaso mi raccontava che Gelli era introdotto presso i più alti gradi istituzionali del Paese e che quindi era persona assolutamente rispettabile.”
Infine, in numerose interviste degli ultimi anni, ha più volte raccontato: “La tessera me la porta la segretaria dicendo:”c’è scritto che lei, dottore, è apprendista muratore”. Ero in  riunione con dodici o quattordici collaboratori: tutti scoppiano a ridere, ma come? – dico io – Io sono il primo costruttore italiano e mi definiscono apprendista muratore? Questo non lo accetto. La tessera fa il giro del tavolo, raccoglie commenti e risate e poi io la riconsegno alla segretaria con il mandato di inviarla in fretta al mittente.”
Ora veniamo ai fatti. Silvio  Berlusconi si affiliò alla Loggia massonica P2 il 26 gennaio 1978, ricevette  la tessera numero 1816 e il 5 maggio di quello stesso anno versò la quota associativa di centomila lire. In quella stessa data si affiliò Roberto Gervaso, collaboratore di Indro Montanelli nella STORIA D’ITALIA edita da Rizzoli (tessera numero 1813).
Quindi Berlusconi ha mentito riguardo al fatto di non aver mai pagato alcuna quota e ha mentito a Verona, riguardo alla data della propria iscrizione.
Perché ho ricordato l’episodio?  Soltanto per dire che non è difficile credere a tutto quello che il senatore De Gregorio sta dicendo a proposito dei suoi rapporti con Berlusconi e della sua azione per far cadere il secondo governo di Romano Prodi.
Che ci sia stato l’acquisto da parte del cavaliere sconfitto alle elezioni nel 2006 da Prodi, che già lo aveva sconfitto dieci anni prima, di molti parlamentari con le somme indicate dal senatore eletto dall’IDV e passato rapidamente alle truppe berlusconiane, è certo. Che De Gregorio sia stato precettato dal cavaliere per portare dalla propria parte anche il senatore Caforio che disse di no, è altrettanto probabile.
Che ci siano entrati anche servizi segreti di qualche paese, oltre che del nostro, non lo sappiamo con certezza ma sappiamo ormai che sono entrati molte volte negli affari italiani e potrebbero, se si trovassero prove ancora non acquisite, esser stati presenti anche nella caduta del secondo governo Prodi.
Ma quel che è davvero strano è che un uomo abituato a mentire abitualmente, che ha fatto del denaro e del sesso comprato e venduto i propri miti fondanti, abbia ancora una volta nelle ultime elezioni politiche di fine febbraio conseguito risultati superiori a quelli di tutte le altre forze politiche se si esclude quelli di PD e Sel che insieme hanno ottenuto i migliori risultati, salvo quello di risolvere il problema del Senato e di raggiungere una completa maggioranza parlamentare. i può pensare davvero che il destino dell’Italia sia quello di non uscire dopo quasi vent’anni dall’età populista e cercare di ricostruire il proprio destino democratico insieme con quello economico e civile?
E’ questo l’interrogativo che osservatori stranieri (e qualcuno anche italiano) tendono a porsi oggi dopo i risultati elettorali e quelli degli ultimi scandali apparsi all’orizzonte.