BERLUSCONI È ALL’ANGOLO. MA GRILLO POTREBBE RIMETTERLO IN GIOCO

SilvioBerlusconi

Il quadro uscito dalle elezioni è molto articolato e difficile da interpretare.
Il Partito Democratico non ha vinto, sia perché il risultato non è in linea con le attese, sia, soprattutto, perché non ha la maggioranza in Senato.
Grillo ha vinto troppo. Probabilmente, avrebbe preferito un risultato meno roboante che gli consentisse di fare opposizione a tutto campo, senza avere il problema di doversi preoccupare della governabilità.
Berlusconi, che subito dopo la proclamazione dei risultati era stato considerato il vero trionfatore della campagna elettorale, è nella peggiore situazione da quando nel 1994 entrò in politica.
Il Cavaliere, secondo una stampa compiacente o disattenta, avrebbe fatto un recupero strepitoso e avrebbe conquistato un posto centrale anche sulla scena politica del dopo elezioni. In realtà, il responso delle urne dice che il PDL ha perduto in cinque anni sei milioni e trecentomila voti con una flessione del 46 per cento.
La coalizione da lui capeggiata ha solo 124 seggi alla Camera, meno della metà di quanti ne avesse ottenuti anche negli anni delle sconfitte più pesanti.Non molto meglio è andata in Senato. Il partito ha 98 seggi e la coalizione di centrodestra 116. Un numero  non solo inferiore a quello di tutte le legislature pregresse ma soprattutto insufficiente a tutelare gli interessi del Cavaliere.

Inoltre, Berlusconi ha bruciato tutte le possibilità di intesa e anche i rapporti di alleanza rimasti si segnalano per la loro precarietà.  La Lega ha accettato di entrare in  coalizione solo perché, in contemporanea c’erano le elezioni in Lombardia e Maroni aveva bisogno del PDL per vincere. Ciò nonostante, ha imposto la condizione che non fosse l’uomo di Arcore il candidato premier.
La stessa Giorgia Meloni, ex ministro del governo Berlusconi ha confessato di essersi spesso vergognata di far parte del PDL.
Per finire, Monti che, pure, è vicino alla famiglia dei popolari europei, ha escluso qualsiasi intesa con la coalizione di centrodestra fino a quando ci sarà Berlusconi.
In conclusione, il Cavaliere è alle corde. L’unico modo che avrebbe di uscire dall’angolo è una riedizione del governo di grande coalizione.
Ma Bersani ha immediatamente chiuso quella porta e non si vede nessuno che possa riaprirla, senza suscitare reazioni di rigetto difficilmente superabili nel partito e nel paese.
I primi effetti di questa nuova situazione saranno visibili a breve, quando si tratterà di eleggere i presidenti delle Camere e il Presidente della Repubblica e il PDL rischia di essere ininfluente in tutte le votazioni. Ricadute palesi potrebbero esserci anche sul piano specifico delle vicende giudiziarie, quando il Senato dovrà votare sulle autorizzazioni a procedere richieste dalla Procura di Napoli nel procedimento a carico di Berlusconi per la presunta corruzione dei Senatori da cui sarebbe scaturita la fine del governo Prodi.  
In conclusione, il problema più pressante del PDL, al di là dei numeri, è la marginalità della sua posizione parlamentare. A forza di raggruppare liste residuali e antisistema, con programmi di lotta all’euro e con promesse di condoni fiscali e edilizi, si è ritrovato confinato  all’estrema destra degli schieramenti senza alcuna interlocuzione concreta  con le altre forze politiche presenti in Parlamento.
Questa è la situazione, al momento. Le esperienze pregresse, però, dimostrano che Berlusconi è particolarmente abile proprio nelle situazioni difficili. In passato, più volte quando sembrava che fosse ridotto in un angolo, è riuscito a tornare al centro della scena. E ha trovato sempre un avversario che gli facesse da sponda.
Potrebbe essere Grillo l’interlocutore che, questa volta, tira il Cavaliere fuori dalla strettoia in cui è confinato e lo rimette in gioco?
Alla luce delle posizioni contraddittorie assunte dal Movimento 5 Stelle in questa prima fase l’interrogativo è legittimo.
E, forse, anche i neo parlamentari del Movimento 5 Stelle cominciano ad essere attanagliati dal dubbio.