BEATRICE LORENZIN NELLA BUFERA. POLEMICHE SUL “FERTILITY DAY”. ANCHE RENZI BACCHETTA LA MINISTRA DELLA SALUTE

Beatrice_Lorenzin

Beatrice Lorenzin nella bufera. La campagna del “fertility day” lanciata dalla ministra ha suscitato aspre polemiche sia nella pubblica opinione che fra i politici incontrando la riprovazione dello stesso Presidente del Consiglio. Ancora peggiore è stata la finta retromarcia della responsabile della Salute che ha immaginato di superare l’ondata di contestazioni con una semplice rimodulazione degli slogan sui quali si basa la campagna stessa. Una reazione che dimostra che non ha capito né la natura, né la gravità dell’errore commesso.
In realtà, non si tratta di modificare qualche slide, ma di cambiare completamente l’approccio al problema.
La natalità è in diminuzione da anni, come sono in diminuzione i matrimoni, e tutte le voci di spesa delle giovani generazioni.

Il motivo è noto a tutti: la disoccupazione giovanile e la precarietà non permettono ai giovani di formare una famiglia e, tanto meno, di mettere al mondo dei figli.
La campagna della Lorenzin, che riduce il tutto a un banale problema di informazione non solo non ha alcun senso ma è offensiva e controproducente. Dire “datti una mossa” è, più che una idiozia, una provocazione. I giovani, soprattutto le donne, conoscono bene il problema perché lo vivono sulla propria pelle.
Pienamente condivisibili le dichiarazioni del Presidente del Consiglio che ha riportato la questione al punto essenziale, la precarietà che affligge il mondo giovanile.
Ma , la Lorenzin, invece di prendere atto della correzione di rotta del Premier e di chiedere scusa ha risposto in politichese puro, riconfermando la propria posizione.
In realtà, il “fertility day” appare come un tentativo di trasformare il calo della natalità che è un grande problema del Paese in un banale problema sanitario, che si potrebbe risolvere con qualche slide. Con l’aggravante che tale impostazione sembra subdolamente finalizzata a scaricare sui giovani e, soprattutto, sulle giovani donne, una responsabilità che, invece, ricade interamente sulle classi dirigenti.
Il calo del tasso di natalità non è un fenomeno di oggi, è un trend che dura da anni, ed è stato, solo in parte, attenuato dall’apporto degli immigrati.
Si tratta di una grande questione politica, economica e sociale, che nessun governo ha mai affrontato con l’impegno che sarebbe stato necessario.
Una questione di cui il governo e il Parlamento dovranno interessarsi con urgenza con misure efficaci e con risorse adeguate, considerate le enormi ricadute sul futuro del Paese.
La ministra della Salute lasci perdere le slide e le campagne di comunicazione. Ha ragione Renzi: “Non conosco nessuno che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario”.
Renzi, però, non è un osservatore, è il Capo dell’Esecutivo. Da lui ci si attende che ad una analisi corretta seguano provvedimenti idonei a risolvere il problema.