APPELLO DI FLORES ANCORA PIÙ ATTUALE DOPO LA CONDANNA UNIPOL

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                                                                                                L’OPINIONE

di Nicola Tranfaglia
Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

La conclusione in primo grado  a Milano del processo Banca Nazionale del Lavoro- Unipol segna un altro punto a favore della ineleggibilità dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che è stato condannato a un anno di carcere per rivelazione di segreto di ufficio, in quanto ai tempi investito della massima carica del potere esecutivo, mentre due anni e tre mesi sono stati inflitti al fratello Paolo che non aveva cariche pubbliche.

Come è noto, la rivista Micromega – diretta egregiamente dal filosofo Paolo Flores D’Arcais – ha promosso una raccolta di firme perché il cavaliere del Lavoro di Arcore fosse dichiarato ineleggibile.
In pochi giorni le firme hanno già raggiunto il numero imponente di 135 mila e molte altre se ne raccoglieranno se si aggiungeranno altre condanne a quelle già inflitte all’ex capo dei governi populisti che per quasi  vent’anni hanno reso la nostra repubblica peggiore di quanto era apparsa nel cinquantennio precedente.

Ma la vicenda a cui si riferisce il processo è sicuramente meno grave di altre vicende che l’ex presidente del Consiglio deve affrontare nelle prossime settimane: dalla storia, per molti aspetti incredibile, della marocchina Ruby, presentata all’opinione pubblica del nostro paese, come la nipote del leader egiziano Mubarak, cacciato dal potere dittatoriale dopo molti anni di potere a dir poco discutibili, a quella che riguarda l’ex senatore Marcello Dell’Utri e i rapporti con Cosa Nostra.
Il fatto è che abbiamo appena votato e siamo arrivati alla condizione spiacevole che non sappiamo ancora  se l’onorevole Bersani del Partito democratico sarà in condizione di formare un governo democratico  con una effettiva maggioranza parlamentare e quindi in grado di far approvare almeno le riforme più urgenti o dovremo ricorrere a un governo di saggi politicamente non legati a nessun partito che portino il paese dopo qualche mese di provvedimenti urgenti a nuove elezioni. 
In una simile condizione,  come si fa a considerare partner di governo un uomo che ha dato lo spettacolo di sé che abbiamo visto nel ventennio populista?
Che sembra fondare la propria azione sul denaro e sul sesso, che pensa di poter comprare o vendere chiunque si accosti alla vita pubblica?
E per vent’anni abbiamo sperato inutilmente che almeno i suoi avversari politici provvedessero a fare una legge per risolvere il conflitto di interesse come gli oligopoli nel campo delle comunicazioni di massa  e questo non è mai accaduto.
Ha senso, in queste condizioni, partecipare alla vita pubblica se di fronte ad ogni scadenza elettorale siamo di fronte agli stessi problemi e in ogni caso dobbiamo misurarci con persone che non hanno risolto le proprie eterne pendenze con le proprie contraddizioni?
C’è da esserne scoraggiati ma la fedeltà alla democrazia repubblicana non può essere messa in discussione e a Silvio Berlusconi che ha ottenuto nelle ultime elezioni ancora una volta l’appoggio di un terzo degli italiani c’è da chiedere almeno di rispondere alle domande e alle convocazioni dei giudici e di risolvere il proprio conflitto di interessi per evitare un inquinamento costante della nostra politica che favorisce ancora una volta quella che sembra l’ascesa irresistibile delle mafie italiane e straniere nel nostro  sciagurato e pur amato Paese.