AMATRICE QUERELA CHARLIE HEBDO PER LE VIGNETTE SUL TERREMOTO. UNA DENUNCIA SIMBOLICA, MA INUTILE

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Il comune di Amatrice, per mano dei suoi legali, ha depositato una denuncia-querela nei confronti del periodico francese “Charlie Hebdo”. La vicenda è quella delle ormai note vignette pubblicate dal magazine francese lo scorso 31 agosto, in riferimento al terremoto del centro Italia.
Erano ancora in corso le operazioni di recupero dei corpi nei comuni italiani rasi al suolo dal sisma, quando “Charlie Hebdo” ha pubblicato le sue vignette dal titolo “Terremoto all’italiana”: le immagini, raffiguranti le vittime del sisma sporche di sangue, paragonate a piatti di penne al pomodoro o penne gratinate o ammassate in strati di “lasagna”, non sono piaciute a nessuno.
 
Non sono piaciute al popolo del web; sono piaciute ancora meno al comune di Amatrice, uno dei più colpiti dal sisma, che ha deciso di intraprendere le vie legali. Per l’avvocato Mario Cicchetti si tratta di un “macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale”: elementi che fanno configurare l’accusa di diffamazione aggravata. Con la denuncia-querela, infatti, si chiede che il Procuratore della Repubblica di Rieti disponga le indagini al fine di accertare se nella vicenda delle vignette siano configurabili ipotesi di reato a carico degli autori, Felix e Coco, e dei direttori responsabili della testata. Al di là del cattivo gusto delle vignette, del momento sbagliato in cui sono state pubblicate e dell’accesa e solita discussione sui limiti della satira, però, la denuncia del comune di Amatrice sembra essere un atto simbolico, ma allo stesso tempo inutile. 
Che importanza potrebbe avere querelare gli autori di due vignette, quando sarebbe meglio restare concentrati sulle indagini e i processi che veramente contano: quelli che riguardano le vittime per esempio e quelli volti a capire di chi è veramente la colpa di quanto accaduto? Forse sarebbe stato meglio ignorare, lasciando cadere nel dimenticatoio le immagini targate Charlie. Anche perché il settimanale satirico francese è alla ricerca di pubblicità. La querela potrebbe avere l’effetto, proprio, di accrescere l’attenzione delle pubblica opinione su una pubblicazione che meriterebbe di essere ignorata dai lettori e dalla stampa.