AL PRESIDENTE LETTA SI RICHIEDE FERMEZZA CONTRO LE SPINTE ELETTORALISTICHE DI BERLUSCONI

Enrico Letta

L’intervista di Enrico Letta a Repubblica è pienamente condivisibile. Il Presidente del Consiglio ha riaffermato che la priorità del governo è il lavoro, come già aveva dichiarato nel discorso programmatico.
Però i primi provvedimenti del Consiglio dei Ministri non sono in linea con tali affermazioni. La sospensione della rata IMU di giugno sulla prima casa non può non preludere almeno a un  dimezzamento dell’imposta. Il che incontrerà sicuramente il gradimento dei contribuenti.
Ma ciò non esclude che si tratti, nell’attuale contesto, di un provvedimento sbagliato.
Innanzitutto, perché non ha senso intervenire solo sulla prima casa, sulla quale le aliquote sono abbastanza modeste, e lasciare invariato il regime delle seconde case e, soprattutto, degli immobili ad uso produttivo sui quali le aliquote sono molto pesanti con conseguenze negative sulla competitività delle aziende e sulla produzione.

In secondo luogo, perché, in una fase in cui la coperta è particolarmente corta, destinare due miliardi (o, addirittura, quattro miliardi, in caso di abolizione totale) a un provvedimento che non riduce il cuneo fiscale – contributivo e non incide sulla competitività è un lusso che l’Italia non si può permettere.
Non a caso, Confindustria e Confederazioni sindacali, in perfetta sintonia, hanno protestato contro il provvedimento. Così come, la Confcommercio è in rivolta per il possibile aumento dell’IVA, dato che, a quanto pare, non ci sarebbero risorse sufficienti per rinviare l’aumento previsto per il mese di luglio.
Non hanno motivo di essere soddisfatti nemmeno i consumatori che, se l’IVA dovesse essere aumentata, restituiranno allo Stato una cifra sostanzialmente analoga a quella recuperata con la sospensione dell’IMU.
Un bilancio completamente in perdita che vede un solo vincitore, Silvio Berlusconi, il quale può dire di avere rispettato un impegno preso con gli elettori.
Se questo schema dovesse ripetersi, sarebbe un problema serio per l’Esecutivo. Non perché vince il PDL e perde il PD, ma perché le vittorie di Berlusconi coincidono con altrettanti colpi di piccone a una economia che è già afflitta da gravi problemi e non può sostenere una gestione demagogica basata sul piccolo cabotaggio e sulle decisioni assunte sulla base di rilevazioni demoscopiche.
Anche l’altra delibera adottata, quella sulla cassa integrazione in deroga, suscita ampie riserve. Non per il provvedimento in sé che era una priorità assoluta, bensì per le fonti di finanziamento. Che sono interne al circuito del “mercato del lavoro” e, quindi, non sono risorse aggiuntive, ma vengono da un banale spostamento di somme da un capitolo all’altro. Con l’aggravante che duecentoottantotto milioni, circa un terzo, sono tratti dai fondi per il Mezzogiorno che, quindi, viene ancora una volta sacrificato in favore delle aree forti del Paese. Anche in questo caso in palese contrasto con quanto affermato dal Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento.
È evidente che un governo di coalizione comporta dei sacrifici e delle reciproche concessioni.
Ma con Berlusconi il contrasto non è fra una linea più liberista e una più orientata al sociale, come sarebbe fra un centrodestra e un centrosinistra normali, ma fra una linea finalizzata a risolvere i problemi del Paese e una campagna elettorale permanente nella quale le scelte di politica economica vengono suggerite dalla Ghisleri o dagli altri sondaggisti di fiducia del Cavaliere.
Letta deve reagire con fermezza, magari con il sostegno del Ministro dell’Economia Saccomanni,  riportando la politica economica alle linee guida del discorso programmatico.
Altre deviazioni da quella linea sarebbero deleterie, non solo per il governo ma, soprattutto, per il Paese.