ABUSI SUI PRIGIONIERI NELL’ERA DI BUSH: IL PENTAGONO COSTRETTO A PUBBLICARE 200 FOTO “SCOMODE” PER GLI USA

Carcere di Guantanamo

Sono circa 200 le foto scomode per l’amministrazione statunitense che aveva cercato in tutti i modi di tenerle nascoste e di non renderle pubbliche. A distanza di oltre dieci anni, il caso degli abusi e dei maltrattamenti commessi dai soldati Usa nelle carceri americane in Medio Oriente registra una svolta. Una svolta che ha il sapore di sconfitta per il Pentagono; di vittoria, invece, per l’associazione American Civil Liberties Union, promotrice della battaglia legale iniziata nel 2004.
Le foto, che il Pentagono è stato costretto a pubblicare on line proprio per aver perso la causa con l’associazione American Civil, testimoniano l’orrore perpetrato dai soldati Usa ai danni dei prigionieri nelle carceri in Iraq, in Afghanistan e a Guantanamo, durante l’era Bush, tra il 2003 e il 2006. Sono 198 scatti che mostrano lividi ed escoriazioni su corpi di prigionieri. Le fotografie sono state scattate nell’ambito di indagini militari interne, subito dopo l’invasione dell’Iraq voluta dall’allora presidente George W. Bush.
Per i reati di abusi accertati, fanno sapere dal Dipartimento della Sicurezza, 65 militari sono stati già condannati con pene che vanno dalle lettere disciplinari alla prigione. Gli avvocati del Pentagono hanno da sempre sostenuto che la pubblicazione di questo tipo di immagini potesse rappresentare un “grave rischio per la sicurezza nazionale”, argomentando questa posizione con l’eventualità che i terroristi potessero utilizzarle come forma di propaganda proprio contro gli Stati Uniti. Ma l’associazione, dopo questa prima vittoria incassata, ha già annunciato di voler proseguire nella sua battaglia per la divulgazione di altre foto: ce ne sarebbero altre 1.800, ancora più atroci, che farebbero conoscere al mondo intero le atrocità a cui venivano costretti i prigionieri da parte delle guardie americane. Il Pentagono si ostina a mantenerle segrete anche e soprattutto perché getterebbero ombre sulla Casa Bianca e sulla più grande democrazia al mondo.