IL SISTEMA COSTITUZIONALE FRANCESE E GLI APPRENDISTI MACRON ITALIANI

di Andrea Daniro

Macron non ha ancora vinto nulla. In questo momento è, soltanto, un candidato  all’Eliseo. Ma in Italia è già iniziata la corsa a identificarsi nel Macron italiano. Un atteggiamento provinciale che dimostra la inadeguatezza della nostra classe politica.
In realtà, Macron non è un personaggio che si possa riprodurre in un altro paese e, tanto meno, in Italia.
Frederic Mitterand, che lo conosce sicuramente meglio di tanti politici nostrani diventati “macronisti” in 24 ore, non ne ha una grande considerazione anche se, ovviamente, lo voterà, visto che l’alternativa è la Le Pen.
Quello che è certo è che Macron non ha raggiunto il ballottaggio e non è arrivato a un passo dalla Presidenza perché è un grande stratega, ma, molto più banalmente, perché circostanze favorevoli e imprevedibili hanno sgomberato il campo dai suoi possibili avversari.
Certo, bisogna riconoscere che ha fatto alcune scelte coraggiose e di grande valenza politica. L’ultima, quando si è dimesso da ministro dell’Economia, ad agosto del 2016, per scindere il suo destino da quello di Hollande che, già allora, appariva in inarrestabile declino.
Ma, senza gli scandali che hanno indebolito la candidatura di Fillon e senza la rinuncia di Hollande che, comunque, avrebbe conseguito un risultato molto più lusinghiero di Hamon, il fondatore di “En Marche !” non sarebbe mai arrivato al ballottaggio.
Macron non ha nulla da insegnare all’Italia e la sua ascesa non è un esempio esportabile in altri paesi.
Sarebbe esportabile, invece, il sistema costituzionale e legislativo francese che, ancora una volta, ha dimostrato di essere idoneo a superare le situazioni più difficili. Ovviamente, i nostri aspiranti costituzionalisti non hanno colto questi aspetti della lezione francese. Preferiscono continuare a giocare con le Istituzioni e a inventare modifiche fantasiose alla legge elettorale, al solo scopo di ricavarne qualche vantaggio alla prima scadenza. Senza sapere che i risultati non hanno mai premiato gli apprendisti stregoni che avevano riformato il sistema elettorale in funzione dei ritorni  personali e del proprio partito.