IL MINISTRO TEDESCO SCHAEUBLE “L’ITALIA RIDUCA IL DIVARIO FRA NORD E SUD”

Wolfgang Schaeuble


VISTO DA SUD

Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica che vuole valorizzare le posizioni del Sud in tutti gli avvenimenti di politica economica nazionale. 

Il discorso programmatico del Presidente Enrico Letta, visto da Sud, ha un elemento molto positivo. Per la prima volta dopo anni un Presidente del Consiglio ha parlato del Mezzogiorno. Enrico Letta ha citato il Sud o il Mezzogiorno otto volte, affermando, fra l’altro, che “il Sud è un patrimonio dissipato, un giacimento inutilizzato di potenzialità”.

Dopo la assoluta indifferenza dei governi Berlusconi e Monti per il Mezzogiorno è una svolta significativa.
Però è l’unico elemento positivo. Tutti gli altri segnali sono negativi e non inducono all’ottimismo.
In primo luogo, la reazione dei parlamentari è stata molto fredda. I deputati hanno interrotto il Presidente del Consiglio trentatré volte con applausi scroscianti ma sono rimasti in silenzio assoluto al passaggio sul Mezzogiorno.
E i grandi giornali e i telegiornali hanno completamente ignorato il problema  o lo hanno citato in modo marginale.
Continua il processo di cancellazione della questione meridionale dall’agenda politica nazionale che dura ormai da circa venti anni.
D’altronde, lo stesso Letta, consapevole della accoglienza non favorevole che avrebbe avuto la sua apertura, si è premurato di precisare, per rassicurare i potenziali critici, “dobbiamo mettere in condizione il Sud di crescere da solo puntando sulla buona gestione dei fondi europei”. Come a dire, non preoccupatevi, non ho intenzione di stanziare fondi aggiuntivi per il Mezzogiorno.

Fatto è che si è creato a partire dall’avvio della seconda repubblica, un tale clima di ostracismo nei confronti del Sud che nemmeno un Presidente del Consiglio animato dalle migliori intenzioni sarebbe in grado di invertire la rotta.
Un clima creato dagli ambienti economici e culturali dominanti, di cui la Lega è stata l’ala politica e la componente più aggressiva, ma non quella determinante.
Un clima  che tuttora persiste e che consente, nell’indifferenza generale, ogni sorta di nequizie contro le popolazioni meridionali, dai fondi europei perduti perché manca il cofinanziamento nazionale ai fondi FAS dirottati per pagare le multe dei furbetti delle quote latte, dalle risorse per la sanità distribuite secondo parametri mirati a penalizzare le regioni meridionali alla cancellazione del Mezzogiorno da ogni piano di rilancio.
La realtà è che la crisi dei primi anni ’90 è stata utilizzata per azzerare tutti i residui centri decisionali presenti nelle regioni meridionali. Il che ha portato anche al trasferimento sotto controllo esterno dei pochi organi di informazione che avrebbero potuto rappresentare gli interessi delle popolazioni che vivono al di qua del Garigliano. 
Oggi non ci sono media di rilievo nazionale  che siano portavoce dell’opinione pubblica del Mezzogiorno, né a livello di carta stampata, né di televisioni, né di case editrici.
La grande informazione, almeno da venti anni, condiziona in chiave anti  – Sud sia l’opinione pubblica che le classi dirigenti.
Così è passata come un fatto normale la sostituzione nei programmi di governo della questione meridionale con una fantomatica questione settentrionale, la cui sola finalità è concentrare le risorse sulle aree forti del Paese e buttare a mare il Mezzogiorno.
Che è, poi, la teorizzazione esplicita della politica condotta in modo più subdolo da tutti i governi che si sono succeduti dall’unità d’Italia ai giorni nostri.
La rinascita del Sud deve partire dalla cultura e dall’informazione. Il Mezzogiorno, oggi, non ha una voce, né a livello di carta stampata, né a livello di  televisioni che difenda, diffonda e valorizzi le sue posizioni e i suoi interessi.
La riprova si è avuta proprio nei giorni scorsi quando il problema del Sud è stato sollevato da una voce autorevolissima e al di sopra di ogni sospetto, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble.
“L’Italia, ha dichiarato Schaeuble, ha bisogno di ridurre il divario fra Nord e Sud”.
Un parere che dovrebbe essere oggetto di riflessione, almeno per due ordini di motivi.
Perché viene da un politico che ha fatto parte di quei governi che in dieci anni hanno azzerato il divario fra Est e Ovest ponendo le basi per il predominio della Germania nell’area Euro.
Perché, di fronte alle richieste di solidarietà rivolte alla Merkel da osservatori e politici del nostro Paese potrebbe rispondere che si tratta di richieste irricevibili nel momento in cui la solidarietà e la politica di riequilibrio territoriale non vengono praticate, nemmeno all’interno dello Stato, dal nostro Governo che rinuncia, in tal modo, in modo ingiustificabile, alla leva più importante per riprendere il cammino della crescita.
Ma anche Schaeuble è stato ignorato, o per meglio dire censurato, dai nostri media e dai nostri politici.