UN GOVERNO DI CENTROSINISTRA PER RIAVVIARE LO SVILUPPO DEL SUD E DELL’ECONOMIA NAZIONALE

Nello Formisano

L’Agenda Monti dedica al Mezzogiorno solo cinque righi, dal contenuto, peraltro, provocatorio e offensivo. Se si guarda all’aspetto etico e politico non si può non stigmatizzare l’atteggiamento arrogante del Presidente del Consiglio di fronte al dramma delle popolazioni del Sud dove, tanto per citare un solo indicatore, la disoccupazione è al 17,4 per cento, dato che, peraltro, è riferito ai primi mesi del 2012 ed è sicuramente peggiorato nell’ultimo anno, con un ulteriore aggravamento previsto per il 2013. Un elemento che sarebbe sufficiente a suscitare profonda preoccupazione in un Capo del Governo responsabile, in quanto appare evidente il rischio di esplosioni sociali incontrollabili, se non dovessero essere adottati  interventi correttivi in tempi brevi.
Ma l’indifferenza di Monti verso il Sud non è giustificata nemmeno sul piano tecnico. La risoluzione del problema del Mezzogiorno è la chiave di volta per riavviare l’economia italiana. Lo dicono non la CGIL o la FIOM con cui il Presidente del Consiglio ama polemizzare, ma la  stessa Confindustria.
Non a caso, Il Sole 24 Ore ha “risposto” con un editoriale di una delle sue firme di maggior prestigio, Alberto Quadrio Curzio, alla pubblicazione dell’Agenda Monti. Editoriale che si apre con l’affermazione “Il Mezzogiorno d’Italia dovrebbe essere uno dei principali temi nei programmi politico-economici elettorali perché dal suo sviluppo dipenderà in buona parte anche quello dell’Italia ben oltre il quinquennio della legislatura”.

La Confindustria ha pubblicato uno studio preoccupato e preoccupante in base al quale nel Sud si registra negli anni fra il 2007 e il 2012 un calo del PIL del 6,8 per cento in termini reali con un impatto negativo anche sull’occupazione che ha registrato una riduzione del numero dei lavoratori di 330 mila unità contro un incremento di 32.000 unità nel Centro Nord.
Fatto è che nel Sud la congiuntura negativa si è andata a sommare con una crisi strutturale che dura almeno dall’inizio degli anni ’90. Se, infatti, ampliamo l’indagine a un periodo più lungo, vediamo che dal 2003 al 2010 l’occupazione nelle regioni meridionali è passata da 6 milioni e trecentomila a sei milioni e duecentomila, mentre, nello stesso periodo, nel Centro Nord gli occupati passavano da 14 milioni e 500 mila a 16 milioni e cinquecentomila.
Per comprendere la gravità della situazione è sufficiente un solo dato: la disoccupazione giovanile è al 48,3 per cento. Un giovane su due nel Mezzogiorno è disoccupato. Un’intera generazione nelle regioni meridionali è tagliata fuori dal mercato del lavoro e rischia di diventare una generazione perduta.
È una situazione drammatica, sia sotto il profilo economico che sotto quello sociale che potrebbe scivolare  verso sviluppi non prevedibili e non controllabili. Sviluppi che la politica ha il dovere di prevenire con una azione di rilancio della crescita energica e immediata, come quella avviata nell’immediato dopoguerra con la Cassa per il Mezzogiorno.
Allora come oggi una politica per lo sviluppo del Sud è una politica a vantaggio dell’intera economia nazionale.
Quadrio Curzio sostiene che il dualismo è una delle principali cause della bassa crescita italiana. Tesi, sostenuta, peraltro, anche da altri autorevoli economisti e confermata dalle statistiche. Da quando si è fermata la crescita del  Mezzogiorno si è fermato anche lo sviluppo del Centro Nord. Tutti gli indicatori economici dimostrano che l’Italia non cresce dal 1994, da quando il primo governo Berlusconi a trazione leghista abolì  qualsiasi politica per il Sud, senza rendersi conto che eliminava, in quel modo, anche il principale mercato di sviluppo per le aziende del Centro Nord.
Il momento simbolo dell’avvio di questa nuova fase che ha portato disastri al Mezzogiorno e ha danneggiato anche l’economia italiana nel suo complesso è l’accordo Pagliarini Van Miert che eliminò ogni incentivo fiscale per gli investimenti al Sud con il pretesto che erano una distorsione della concorrenza, quando gli stessi incentivi hanno fatto la fortuna di altre regioni o Paesi della UE come il Galles e l’Irlanda.
Ora che la recessione ha investito tutta l’economia italiana, non è più procrastinabile una radicale e immediata inversione di rotta. Non solo perché il Mezzogiorno non può più attendere. Ma anche perché, come dice Quadrio Curzio, bisogna dare risposte all’Italia.
Un motivo in più, e tra i più importanti, per battersi per un governo di Centro Sinistra. Con una riedizione del governo Monti, secondo il quale l’unica ricetta è che il Sud cambi mentalità,  o del governo Berlusconi-Lega che, con lo sciagurato accordo di Arcore,  destina  il 75% delle risorse alle regioni del Nord, non c’è speranza di sviluppo né per il Mezzogiorno, né per l’Italia.