TURCHIA, IN MANETTE I LEADER DEL PARTITO FILO CURDO. CONTINUA LA POLITICA REPRESSIVA DI ERDOGAN DOPO IL FALLITO GOLPE

Non si ferma in Turchia la politica repressiva adottata dal presidente Erdogan dopo il fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio. Il nuovo giro di vite colpisce i due leader del Partito Democratico dei Popoli (HDP), importante partito filo curdo di sinistra, che sono stati arrestati insieme ad altri dieci parlamentari: si tratta di Selahattin Demirtas e il suo vice Figen Yuksekdag, accusati di non aver collaborato alle indagini legate alla propaganda terroristica e di essere legati al tentato golpe dello scorso luglio. I deputati curdi sono stati fermati dopo l’entrata in vigore della legge che ha rimosso l’immunità parlamentare, per essersi rifiutati di presentarsi spontaneamente davanti ai giudici.
L’HDP è il terzo partito nel Parlamento turco ed è accusato da Erdogan di appoggiare gli attentati terroristici compiuti dai curdi nel sud est della Turchia e di avere legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che il governo turco considera un gruppo terroristico a tutti gli effetti. Gli arresti sono stati effettuati nelle principali città dell’Anatolia orientale, la regione turca a maggioranza curda. I parlamentari sono stati condotti nella centrale di polizia di Diyarbakir, la stessa città dove è esplosa un’autobomba. L’azione delle autorità, infatti, ha provocato l’aspra reazione dei militanti dell’HDP, che hanno dato vita a manifestazioni e tentato l’assalto alla centrale di polizia dove i deputati sono detenuti. 
Si mantiene alta, dunque, la tensione in Turchia dove, dopo l’arresto lunedì dei giornalisti del quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet, nel mirino finiscono anche politici oppositori del regime di Erdogan. Inoltre, il gruppo di monitoraggio Turkey Blocks denuncia che mentre era in corso questa operazione di polizia contro rappresentanti eletti del popolo, in Turchia anche l’accesso ai principali social media è stato bloccato: Facebook, Twitter e Youtube risultano inaccessibili dall’1.20 ora locale. Restrizioni sono state imposte anche ai servizi di messaggistica di WhatsApp e Instagram, per la prima volta a livello nazionale negli ultimi anni. Secondo Turkey Blocks, l’oscuramento è un’operazione di Stato ed è legato all’arresto dei 12 parlamentari.