TURCHIA: ERDOGAN SVENTA IL GOLPE, MA, L’OSTILITÀ DEGLI AMBIENTI LAICI E LA REPRESSIONE LO RENDONO PIÙ DEBOLE

Il recente tentativo di colpo di Stato in Turchia, arrivato dopo un lungo periodo di violenze e di instabilità, ha posto nuovamente l’attenzione sulla situazione e sul futuro del grande Paese mediorientale e del suo Presidente Erdogan. In particolare, ci si chiede quali siano i possibili effetti del fallito golpe. Una prima teoria ritiene che il Presidente turco ne esca rafforzato. Ha infatti dimostrato, con il suo appello alla popolazione, di godere ancora di un forte appoggio nel Paese, che gli ha consentito di sventare la sollevazione militare, seppure in extremis. La ricerca dei partecipanti alla rivolta, inoltre, viene usata come pretesto dai fedeli di Erdogan per eliminare tutti gli oppositori, politici, religiosi, laici, conservatori e democratici.
Molti osservatori, in particolare, ritengono che il leader turco possa utilizzare il prestigio e il potere di cui gode in questo momento per modificare la costituzione in senso presidenzialista, ottenendo così i pieni poteri che da lungo tempo chiede. 
Non è detto però che le cose debbano andare per forza così. Come alcuni esperti hanno sottolineato, infatti, il fallito colpo di Stato ha dimostrato che Erdogan non ha il totale controllo della Turchia. Nonostante la onnipresenza dei servizi di sicurezza fedeli al Presidente, infatti, una fazione minoritaria delle forze armate è riuscita ad organizzare il golpe, a dimostrazione del fatto che il malcontento c’è, è piuttosto forte ed è concentrato soprattutto tra i ranghi intermedi dei militari. Inoltre, per salvare la situazione, Erdogan ha dovuto ricorrere alla fazione islamista del Paese, che in futuro potrebbe reclamare un ruolo maggiore nella politica turca, finora egemonizzata dal Presidente. La repressione a cui sta sottoponendo la Turchia sta, poi, accentuando il distacco tra Erdogan e gli ambienti laici che, seppure minoritari, rappresentano, comunque, una parte importante della popolazione. 
Erdogan e il suo partito godono sicuramente dell’appoggio del cinquantuno per cento del Paese, ma sono anche detestati dal restante quarantanove per cento. 
Fondare il potere, in un Paese complicato come la Turchia, sulle divisioni sociali e politiche, è, certamente, una scelta avventurosa che comporta una gestione molto difficile e potenzialmente controproducente.