STAFFETTA GENERAZIONALE E PREPENSIONAMENTI. RISPOSTA AL MINISTRO PADOAN IN ATTESA DELLE DECISIONI DI RENZI

carlo padoan
All’avvicinarsi del 13 giugno, giorno in cui il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la riforma della pubblica amministrazione avviando anche il discorso sulla staffetta generazionale si accentua il fuoco di sbarramento di quanti sono interessati a difendere lo status quo.
L’ultimo della serie è il ministro dell’Economia Padoan che, al Festival dell’Economia di Trento, ha manifestato la sua contrarietà all’istituto.
La presa di posizione di Padoan deve preoccupare perché significa che le resistenze sono molto forti ma, nel contempo, dimostra che le argomentazioni dei “conservatori” sono prive di pregio come dicevano gli avvocati di una volta. 
“Non ho mai creduto che gli anziani rubassero il lavoro ai giovani. Non mi piace ragionare così” ha detto il ministro.
Padoan è un economista prima ancora che il responsabile del più importante dicastero dell’Esecutivo. Per un economista la categoria del “mi piace” e del “non mi piace” non dovrebbe esistere, così come non dovrebbe esistere il verbo credere.
In economia esistono i fatti veri e quelli non veri. E, allora, dal momento che a Trento sono stati un po’ debolucci nelle domande, vogliamo ribadire alcuni punti fermi che sono indiscussi e che sono tra le cause prime della crisi del sistema Italia.
Il turn over nella pubblica amministrazione è sostanzialmente bloccato dal 1994. In questi venti anni l’età media della nostra burocrazia è diventata la più alta o fra le più alte di tutti i paesi industrializzati, con una caduta libera della efficienza e della qualità.
Per comprendere il livello a cui è giunto la nostra burocrazia basti considerare  che fino a qualche mese fa su 725 provvedimenti di attuazione necessari per completare le riforme approvate  dai governi Monti e Letta ne erano giunti al traguardo solo 256 contro 469 ancora in itinere.
Non abbiamo notizie più aggiornate, ma siamo sicuri, considerando il trend, che la situazione non può che essere peggiorata.
Se il settore privato avesse seguito la stessa logica bloccando il turnover per venti anni, oggi avremmo il deserto industriale in Italia.
Un drastico svecchiamento dell’apparato amministrativo è la prima misura da adottare, se si vuole tornare ad un settore pubblico al servizio dei cittadini che faccia da traino e non da freno, come è oggi, nei confronti del sistema produttivo.
E lo svecchiamento si fa pensionando i vecchi e riaprendo ai giovani le porte della pubblica amministrazione che sono sostanzialmente chiuse da venti anni.
Ma ci sono, anche altre motivazioni per avviare in tempi brevi la staffetta generazionale nel pubblico.
Motivazioni di finanza pubblica. A meno di provocare una rivoluzione o di portare Grillo al 50 per cento, la spending review non può incidere né sulla previdenza, né sulla sanità e la strada più agevole per ridurre senza traumi i costi della macchina amministrativa e reperire risorse da destinare alla crescita  è proprio un forte turn over.
Motivazioni di sistema economico. Il Presidente del Consiglio sa bene che gli ottanta euro sono solo un’aspirina. Per rilanciare i consumi e lo sviluppo economico è necessario aumentare l’occupazione con provvedimenti a efficacia diretta e immediata. La staffetta generazionale nel settore pubblico è l’unico che può essere adottato a costo zero. Ovviamente, il provvedimento va esteso anche al settore privato, nel quale è sufficiente razionalizzare norme già esistenti, sulla base di quanto già realizzato in Francia e in alcune regioni italiane.
Motivazioni di carattere sociale. La situazione dell’occupazione è esplosiva e gli “anziani rubano il posto ai giovani” visto che, senza un piano di prepensionamenti, non ci sarà spazio per nuove assunzioni nella pubblica amministrazione nemmeno nei prossimi anni.
In conclusione, la staffetta generazionale è necessaria ed è urgente. Che al ministro dell’Economia non piaccia non appare un argomento particolarmente significativo. Però, deve essere una staffetta vera, su larga scala. In dosi omeopatiche non avrebbe alcun effetto e non servirebbe a nessuno. 
Renzi e la ministra Madia non possono contentarsi di provvedimenti di basso profilo. I problemi si risolvono con provvedimenti dotati di forza d’urto adeguata a incidere sulla realtà economica, non con misure simboliche.