SALVINI E LA COERENZA. CONTRO I PROFUGHI E CONTRO I SOCCORSI. MA A LIVORNO GLI LANCIANO UOVA E POMODORI

Matteo Salvini
I leghisti non sono mai stati dei campioni di coerenza. Bossi si è scagliato per anni contro i ladroni nonostante la condanna per la tangente Enimont. Condanna a cui sono seguite alla fine della sua parabola le accuse per i diamanti tanzaniani, i regali ai figli con denaro pubblico, accuse per le quali deve ancora rispondere alla giustizia.
Ma Salvini ha superato il maestro. Riesce a inveire contro i profughi e contro il governo che cerca di soccorrerli, a chiedere che vengano affondati i barconi e ad accusare di assassinio chi ha messo in campo una forza navale per ridurre il pericolo di naufragi.
Ora, di fronte alla tragedia, sarebbe stato normale attendersi maggiore prudenza. Invece, il segretario leghista non si preoccupa delle contraddizioni, anzi raddoppia la violenza della polemica, sperando di lucrare anche sulla tragedia.
Perché, in realtà, a Salvini dei profughi non interessa nulla. Gli interessano solo le prossime lezioni regionali, un test politico molto importante per il leader lombardo, che intende staccare il più possibile Forza Italia e Silvio Berlusconi per imporsi definitivamente come capo di tutta la coalizione di centrodestra. 
Non a caso, è ormai un anno che Salvini si sta sottoponendo ad una sovraesposizione mediatica, fatta di apparizioni televisive, di una vera e propria maratona dei campi rom e dei centri di accoglienza per immigrati, di slogan sparati sui social network nella certezza che saranno poi ripresi dai mezzi di comunicazione. In pratica sta riproponendo alla ennesima potenza un metodo già visto con Berlusconi e con altri esponenti delle varie opposizioni, secondo cui lo slogan è l’elemento più importante di un programma politico. I contenuti perdono di qualsiasi interesse, venendo surclassati da frasi più o meno intelligenti e da vere e proprie chiacchiere da bar urlate tra tv e comizi senza soluzione di continuità in favore di folle, più o meno numerose, giunte a godersi lo spettacolo. Salvini sa benissimo, o almeno si spera che sappia, che Paese non si governa con gli slogan, cosa che tra l’altro ripete sempre al premier Renzi. Le frasi ripetute all’infinito non per questo diventano vere o giuste, ma servono soltanto a cercare di fare dimenticare agli elettori che la Lega Nord è uno dei partiti che hanno dominato la scena politica italiana degli ultimi venti anni, e che è quello che tra tutti ha avuto il maggiore effetto nel condizionare le scelte dei governi di cui ha fatto parte. Forse Salvini non ricorda che il ministro dell’Interno dell’ultimo governo Berlusconi era Roberto Maroni che, a parte una inutile legge sulle ronde ed una sull’immigrazione che si è rivelata addirittura controproducente, non pare a giudizio di molti, avere lasciato una impronta indelebile sulle politiche di sicurezza e sull’ordine pubblico. In definitiva, un Paese non si governa con gli slogan ma con la serietà, l’impegno e la professionalità e non facendo la maratona dei campi rom.
E probabilmente, gli slogan non portano nemmeno voti, almeno nel medio periodo. A Livorno, ad esempio, gli hanno portato solo uova e pomodori. Gli elettori, a volte, sono più intelligenti di quanto certi politici siano disposti a credere.