SALVINI ATTACCA ANCHE IL PAPA. LA LEGA CONTRO IL RESTO DEL MONDO

Matteo Salvini

Renzi non attraversa un momento particolarmente felice. Ma, da politico esperto, conta di superare indenne la situazione di difficoltà, soprattutto per l’aiuto eccezionale che gli fornisce lo schieramento di centrodestra.
Non perché sia alle viste una riedizione del “Patto del Nazareno”, ma perché, nonostante il risultato elettorale non negativo, la coalizione ex berlusconiana non potrebbe mai tornare, nella attuale configurazione, a responsabilità di governo.
Oggi il partito più forte del fronte conservatore è la Lega Nord, il cui leader, Matteo Salvini, aspira apertamente al ruolo di anti Renzi. E i consensi conseguiti sembrano confermare la legittimità di tale aspirazione. In realtà, Salvini ha raschiato il fondo del barile rastrellando tutte le frange di destra e di estrema destra fino a Casa Pound. Gli mancano, però, i voti della componente moderata che è  sempre stata essenziale per raggiungere la maggioranza  e che erano determinanti anche per i successi di Berlusconi.
Per arrivare al 50,1 per cento non si può fare a meno di raccogliere i suffragi almeno di una parte dei moderati.
La Lega ha, da sempre, un rapporto difficile con i moderati. Anzi, la cifra politica del partito fondato da Umberto Bossi e ora guidato da Salvini è proprio l’estremismo, non solo politico, ma anche verbale, comportamentale. L’estremismo come sistema di vita.
Prendiamo due notizie date con grande risalto dai giornali negli ultimi giorni, notizie che mettono in luce in modo ineccepibile il DNA della Lega e la sua incompatibilità con il mondo moderato.
Il primo è un fatto di cronaca giudiziaria. Umberto Bossi è sotto processo per vilipendio al Capo dello Stato. In un comizio insultò l’allora Presidente Napolitano anche per le sue origini meridionali. Il PM ha chiesto diciotto mesi di carcere.
Ovviamente, il fondatore del Carroccio se ne infischia. Ha guai giudiziari molto più pesanti per la gestione dei fondi del partito.
Ma, questo processo, che riguarda un episodio minore, dovrebbe far riflettere i moderati che votano a destra.
Napolitano, per opinione generale, è stato un grande presidente, al punto che è stato rieletto a larghissima maggioranza, da un fronte bipartisan, primo esempio nella storia dell’Italia repubblicana. 
Il che non esclude che possa essersi reso responsabile di errori e/o di scelte discutibili. Per cui, che un rappresentante del centrodestra lo abbia contestato rientra nella normale dialettica democratica. 
Quindi ben vengano le critiche di Bossi al Presidente Napolitano. Il problema è che Bossi non ha mosso critiche a Napolitano. Si è limitato ad insultarlo con le solite espressioni colorite che sono diventate componente essenziale del suo personaggio.
Se gli insulti avessero fatto seguito a critiche argomentate, sarebbe stato solo un problema giudiziario di Umberto Bossi. Ma, dal momento che gli insulti sono stati l’unica espressione di dissenso del leader leghista, il problema diventa politico e interessa tutto il popolo del centrodestra. Che dovrebbe essere critico verso Bossi, non solo, e non tanto, perché ha insultato il Capo dello Stato ma, soprattutto, perché non ha rivolto a Napolitano una sola, critica argomentata e convincente. Sostituire l’insulto alla critica politica è una palese dimostrazione di  inadeguatezza al ruolo per un leader di un grande partito.
Gli insulti non sono una linea politica e non danno soluzioni ai problemi del Paese.
Si potrebbe pensare che Bossi appartiene al passato.
Il presente, invece, è Salvini. Uno dei cavalli di battaglia del nuovo Segretario della Lega è la guerra agli immigrati. Badate, non una contestazione contro la politica verso gli immigrati. No. Una guerra a colpi di magliette, di slogan, di tweet: usare le ruspe contro i campi rom, affondare i barconi, imporre il blocco navale delle coste della Libia.
Il tutto senza un approfondimento, senza una valutazione delle modalità operative e delle ricadute che ciascuna soluzione comporta,  con uno stile da uomo al bar che tra un caffè e una partita a carte detta le soluzioni per i problemi del mondo.
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha spiegato che il blocco navale sarebbe inefficace e controproducente. Basterebbe che i barconi puntassero contro le navi e invocassero il diritto al soccorso per i naufraghi e ci ritroveremmo con un numero di profughi più elevato di oggi.
Ma cosa può interessare a Salvini del parere del Capo di Stato maggiore della Difesa? Anzi, al prossimo caffè ci sarà una severa reprimenda anche per lui, magari con uno slogan a caratteri cubitali su una maglietta nuova di zecca.
Per il momento la reprimenda è toccata al Papa che si è permesso di invocare rispetto per la dignità dei rifugiati.
Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Si è chiesto il Segretario leghista, con il piglio aggressivo di chi non si fa certo intimidire dalla autorevolezza del Capo della Chiesa Cattolica. 
D’altronde, Salvini è un notorio tifoso del Milan venuto alla ribalta della cronaca perché insultava i napoletani con espressioni razziste. E i tifosi, come è noto, insegnano le formazioni ai grandi allenatori, le campagne acquisiti ai presidenti e la visione di gioco ai campioni.
Lui è rimasto un tifoso, meglio ancora, un tifoso da bar. Il Papa, il Segretario generale dell’ONU, Obama e, ovviamente, il generale Graziano devono solo ascoltare i suoi insegnamenti.
I tifosi, poi, sono simpatici e riescono, pure, a raccogliere consensi. 
Ma, con tutte le critiche che si possono muovere a Renzi, è ipotizzabile che gli Italiani lo mandino a casa per sostituirlo con un personaggio del genere?