RIPORTARE IL LAVORO AL CENTRO DELLA POLITICA. STAFFETTA GENERAZIONALE E CUNEO FISCALE PRIORITÀ ASSOLUTE

Nello Formisano
Il ministero del Lavoro è uno dei centri nevralgici della politica italiana, in quanto gestisce alcuni dei dossier più scottanti dell’agenda di governo, esodati, pensioni, disoccupazione, ammortizzatori sociali. Il terreno ideale per un tecnico che sappia affrontare i problemi con piglio decisionista e con idee forti, fuori dagli schemi.
L’attuale ministro, Enrico Giovannini, aveva iniziato bene, con proposte dirompenti che avevano suscitato grande interesse sia nel mondo della politica che nelle platee direttamente interessate alle questioni sul tappeto.
Tanto era grande l’interesse al momento dell’insediamento, tanto, oggi, è profonda la delusione. In tutti i settori rientranti nella sua area di competenza, dagli esodati alle pensioni, dalla lotta alla disoccupazione al finanziamento degli ammortizzatori sociali si registra la più totale e completa inazione.
In particolare, la lotta alla disoccupazione era ai primi punti negli impegni programmatici dell’Esecutivo ed appariva la più qualificante differenziazione del governo Letta rispetto al governo Monti. 
Nei mesi intercorsi, oltre tutto, la situazione del mercato del lavoro si è ulteriormente aggravata rendendo ancora più pressante l’esigenza di interventi immediati ed efficaci.  
Ma il ministro non ha varato alcun provvedimento serio per fare fronte a questa che è la prima emergenza nazionale. Quelli approvati nei mesi scorsi sono, in realtà, solo dei provvedimenti vetrina che non sono inquadrati in alcun disegno strategico e sono privi di coperture finanziarie adeguate.
L’unica misura di un certo spessore, il bonus assunzioni, è stato zavorrato con tanti paletti inutili che si è trasformato in un clamoroso flop
Anche nella legge di Stabilità, sul lavoro c’è il vuoto assoluto.
Cosa ancora più grave, il ministro, senza sentire nemmeno l’esigenza di dare una spiegazione, ha rinunciato a mettere in campo anche quei provvedimenti che egli stesso aveva accreditato come di grande impatto nella lotta contro la disoccupazione. 
Il caso più clamoroso è la staffetta generazionale, di cui lo stesso Giovannini è stato promotore e che aveva riscosso ampi consensi. A maggio il varo del relativo provvedimento sembrava imminente. Poi, c’è stato un rinvio a settembre. Oggi è sostanzialmente scomparsa dal radar delle proposte del ministero.
In pratica, una misura, che doveva essere uno dei cavalli di battaglia del governo, è stata silenziosamente accantonata, dopo che il ministro l’aveva accreditata, esponendosi personalmente, come uno strumento efficace almeno sul fronte della disoccupazione giovanile.
Va anche ricordato che sulla materia la Camera ha approvato, nello scorso mese di giugno, una mozione del Centro Democratico, con il parere favorevole dell’Esecutivo e, quindi, c’è un impegno formale del governo nei confronti del Parlamento. 
Il ministro, se ha cambiato idea, ha il dovere di dare motivazioni idonee alle assemblee legislative e agli italiani e, soprattutto, ai milioni di giovani che rischiano di rimanere emarginati per tutta la vita da ogni attività lavorativa.
Purché la motivazione non sia che il provvedimento non crea nuovo lavoro, ma si limita solo a ridistribuirlo.  È un cosa che sapevamo tutti fin dall’inizio, a cominciare dal Prof. Giovannini, e che non inficia l’utilità del provvedimento. Trasferire occupazione dalle vecchie alle nuove generazioni comporterebbe, infatti,  vantaggi rilevanti sia sul piano sociale, in quanto ridurrebbe l’entità di un dramma che investe intere generazioni ad alto rischio di conseguenze imprevedibili,  sia su quello economico, in quanto inciderebbe favorevolmente sul mercato dei consumi e contribuirebbe a rafforzare la debole ripresa preannunciata per i prossimi mesi.
Il Centro Democratico, pur non avendo poltrone da difendere, è un sincero e leale sostenitore del governo Letta e si augura che rimanga in carica almeno fino al 2015 e riesca a portare a compimento tutte le riforme in programma.
Ma nella scala delle priorità l’occupazione viene prima della legge elettorale così come la ripresa economica viene prima delle riforme costituzionali e la riduzione delle tasse sul lavoro viene prima dell’IMU prima casa.
Se il governo fallisce su questi punti gli italiani non glielo perdoneranno. E sarebbe una reazione più che giustificata sia perché la situazione economica e occupazionale è gravissima e non sarà, certamente, un aumento del PIL dello 0,7 per cento a imprimere la svolta necessaria, sia perché il lavoro è il fine primario dello Stato italiano, come codificato nella Carta costituzionale che, al primo comma dell’art. 1, lo erge a fondamento della Repubblica.
Se il ministro non è adeguato al ruolo spetta al Presidente del Consiglio rimettere la barra al centro, ristabilire le priorità e dare risposte alle richieste di cambiamento che vengono dal popolo. Ma deve farlo subito. Le elezioni europee sono dietro l’angolo. Un successo di Grillo o di altri movimenti di stampo populista potrebbe avere effetti devastanti sugli equilibri politici.