RIFORMA PATRONATO: A RISCHIO 16 SIGLE SU 27 E PERDITA DI QUATTROMILA POSTI DI LAVORO

Ministro del Lavoro Poletti
Rippa (Fenalca): “Il Governo a chi vuole far pagare il pedaggio? A rischio le libertà costituzionali per favorire la CGIL”
Genera forti discussioni in queste ore la normativa dei tagli ai patronati, in rilettura alla Camera, in discussione con la legge di stabilità.
A rischio oltre 4.000 posti di lavoro nel campo dei servizi al cittadino e alle imprese assicurati dal mondo dei Caf, patronati e sindacati che svolgono un ruolo di assistenza storicizzato e organizzato in modo capillare sull’intero territorio nazionale. In allarme ben 16 sigle di patronati riconosciuti dal Ministero del Lavoro su un totale di 27. E da un recente studio dell’Istituto Diritti e Solidarietà appare evidente che con le nuove norme e criteri, non mutando il quadro della domanda di servizi, l’offerta che si vedrebbe avvantaggiata è riconducibile alla triplice sindacale CGIL, CISL e UIL e alle ACLI.
A usare toni forti per scuotere le forze politiche in seno alla V Commissione e alla stessa Assemblea parlamentare, Francesco Rippa, il Presidente del patronato nazionale Fenalca che rientra nel raggruppamento Copas (ACAI, CLAAI, ENAC, LABOR, SENAS, SBR): “4000 professionisti dipendenti di ben 16 patronati su 27 rischiano di perdere il posto di lavoro per una riforma strabica del Governo che da un lato taglia i fondi per i patronati dall’altro richiede nuovi adempimenti. Se leggiamo alcuni di questi nuovi vincoli rischiamo davvero di non capire quale sia la ratio legis…. Non più la ventilata qualificazione e un complessivo miglioramento dei servizi, ma un semplice regalo a chi ha strutture grandi come la CGIL, che opera soprattutto nei grandi centri ed è pure già presente all’estero. Che senso ha l’operatività all’estero e soprattutto nei grandi centri? Penso al vincolo di essere presente in Province con il 60% della popolazione, quando noi abbiamo un ruolo storico nelle periferie e nelle aree depresse. Il Patronato deve vivere a Milano e ad Enna con la stessa autonomia derivante dal pluralismo che è un’inviolabile prerogativa sindacale”.
In effetti, nello stesso documento redatto dal Copas si paventa la violazione del diritto costituzionale della libertà di associarsi, in quanto l’essenza di rispondere alle esigenze di territorialità, di pluralismo, di rispetto del fine dei soldi destinati al patronato sancito pure dalla Corte costituzionale viene da questa riforma gravemente intaccato. Senza comprendere la ratio, ad esempio di richiedere 8 sedi all’estero; vincolo operativo dal quale sono escluse le sole confederazioni agricole.