RENZI RIAVVII UNA POLITICA PER IL SUD, PREMESSA ESSENZIALE PER IL RILANCIO DELLA CRESCITA E DELL’OCCUPAZIONE

Matteo Renzi

Le recenti notizie sullo stato dell’economia hanno segnalato che è in corso un inizio di ripresa. La produzione industriale aumenta in modo ormai costante da mesi ed anche le vendite al dettaglio sono in trend positivo, a dimostrazione del fatto che la domanda interna è in crescita. Questi miglioramenti sono dovuti a tutta una serie di fattori, quali i provvedimenti del governo, il basso prezzo del petrolio e l’azione della Banca Centrale Europea che ha immesso liquidità sul mercato. Si tratta quindi di una situazione favorevole, che deve essere sfruttata in modo ottimale per riportare il Paese ai livelli di occupazione e di benessere di prima della crisi.
Per fare ciò, però, è necessario investire seriamente nella parte meno sviluppata, ossia il Mezzogiorno. Solo riducendo le diseguaglianze, che negli ultimi anni sono pesantemente aumentate, si può, infatti, pensare di riavviare uno sviluppo armonico dello Stato e della società. È quindi necessario che le Regioni del Mezzogiorno, i politici del Sud e le classi dirigenti meridionali, in modo compatto, al di là delle divisioni di fede politica o di interessi settoriali e territoriali, facciano squadra per imporre al governo e alle istituzioni una svolta in senso meridionalistico della politica economica nazionale.
La storia ha dimostrato che il Paese cresce solo quando cresce il Meridione. È quello che è successo negli anni cinquanta e sessanta e, in misura minore, nei due decenni successivi, ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, a tutt’oggi  nonostante tutti i suoi limiti ed errori, l’unico esempio di sviluppo organizzato del Sud. 
Invece, dal 1994, quando con lo sciagurato accordo Pagliarini-Van Miert, il primo governo Berlusconi pose fine alla politica di incentivazione al Mezzogiorno si è fermato lo sviluppo di tutta l’economia italiana. Come era facilmente prevedibile, visto che gli incentivi erano in favore delle regioni meridionali, ma erano assegnati, in massima parte, ad aziende settentrionali che operavano anche nel Sud. Un modello di sviluppo semplice, che riusciva a tenere unita tutta l’Italia e assicurava un trend di crescita costante e durevole.
Utilizzare l’Europa contro il Mezzogiorno e, in conseguenza, contro l’intera economia italiana è stata una delle scelte peggiori del primo governo Lega – Forza Italia – Alleanza Nazionale, una scelta della quale il nostro Paese continua a pagare le ricadute.
Perfino, Wolfgang Schaeuble, ha dichiarato che il problema dell’Italia è ridurre il divario fra Nord e Sud. Un parere autorevole in quanto viene dal ministro delle Finanze della Germania che, in dieci anni, ha pressoché eliminato il divario fra Est e Ovest, costruendo sulla lotta al sottosviluppo delle regioni ex comuniste il rilancio del sistema produttivo tedesco.
Renzi deve prendere atto che, nonostante l’opera di Draghi, l’economia italiana non decolla e, quindi, deve riavviare, già dalla prossima legge di stabilità, una seria politica meridionalista, unica in grado di rilanciare lo sviluppo dell’intero Paese, senza farsi incantare dalle rinascenti sirene settentrionali, vedi Lega Nord ma anche alcune componenti del Partito Democratico, che vorrebbero drenare altre risorse verso le regioni più sviluppate..