RENZI OFFRE UN COMPROMESSO SULLA SCUOLA, SUPERANDO LE RIGIDITÀ DEI RENZIANI

Matteo Renzi

Come era prevedibile, Matteo Renzi ha manifestato disponibilità sulla scuola. Non sappiamo ancora in cosa consista questa disponibilità, ma è prevedibile che dopo il risultato delle regionali del 31 maggio il premier abbandonerà le posizioni rigide del passato.
D’altronde sarebbe assurdo andare allo scontro con tutto il mondo della scuola, insegnanti, famiglie e studenti, praticamente metà dell’elettorato del PD, per difendere i poteri del preside sceriffo.
Dopo gli ulteriori scioperi proclamati in occasione degli scrutini si andrà a una trattativa con concessioni sia alla minoranza del Partito Democratico che ai sindacati del settore.
La forza di Renzi è proprio nel suo pragmatismo, nella sua capacità di adattarsi alle circostanze, di modificare le proprie posizioni offrendo accordi ad avversari con i quali, magari solo qualche giorno prima, c’era un clima di assoluta incomunicabilità.
Quindi, sulla scuola, come sulla riforma del Senato, il premier cercherà e troverà un’intesa con la minoranza, pur fra pubbliche dichiarazioni di intransigenza rivolte a quella parte di opinione pubblica che ama il Renzi decisionista.
Nonostante il risultato elettorale non brillante, Renzi ha ancora molte frecce al suo arco e può uscire dalla attuale situazione più forte di prima. Nelle difficoltà, in genere, il premier fa le scelte giuste.
Il vero punto debole del Presidente del Consiglio sono i renziani. I gigli concentrici attorno a Palazzo Chigi sono troppi e troppo affollati. Per accreditarsi con il Capo molti si mostrano più renziani di Renzi. Il che crea più problemi di quanti ne risolva. Ovviamente, non si può generalizzare. Ci sono, nell’entourage del Presidente del Consiglio anche persone capaci che non limitano la propria attività alla presenza, che, talvolta, è anche deleteria, nei talk show
Nel caso della scuola, Renzi ha offerto un compromesso ai contestatori cinque minuti dopo che uomini di governo, responsabili di partito, esperti in attesa di incarichi avevano continuato a sparare parole di fuoco contro gli oppositori, proclamando, senza alcun tentennamento, la immutabilità della riforma.
Un ministro, un sottosegretario, un dirigente politico efficiente avrebbero creato, invece, già nei mesi scorsi, di fronte al montare delle proteste, un canale di comunicazione con gli avversari e avrebbero messo a punto delle proposte alternative che costituissero una ipotesi di intesa.
Questo servirebbe a Renzi, non una esaltazione del Capo e delle opere del Capo che non porta nessun valore aggiunto né alla attività di governo, né al rafforzamento del rapporto fra partito e società civile.
Negli anni del massimo fulgore berlusconiano un giornalista autorevole invitò il Cavaliere a licenziare tutti quelli che ridevano alle sue barzellette. Cosa che, ovviamente, Berlusconi non fece. Ma sono stati proprio i cortigiani uno dei principali fattori di crisi dell’esperienza berlusconiana.
Renzi tragga profitto dall’esperienza del Cavaliere. Selezioni il proprio entourage  non in base alla fedeltà, ma sulla base della lealtà e della autonomia di pensiero. Si circondi di persone qualificate che abbiano già dimostrato le proprie capacità in politica, nelle professioni, nella società civile. Privilegi chi instaura con lui un rapporto dialettico piuttosto che quelli che si appiattiscono acriticamente sulle sue idee.
Utilizzi l’enorme potere di cui dispone per collocare le persone giuste al posto giusto, sia nell’Esecutivo che nel partito e nelle aziende pubbliche.
Un premier che vuole cambiare l’Italia ha bisogno di ministri efficienti, di manager capaci, di politici che gli assicurino il raccordo con la società, non di renziani che vivono all’ombra del Capo e di luce riflessa.