RENZI E MADIA PREANNUNCIANO LA STAFFETTA GENERAZIONALE. PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE È L’ORA DEL TURN OVER

Matteo Renzi
La riforma della Pubblica Amministrazione è ancora in fase di elaborazione. Dal Consiglio dei Ministri del 30 aprile sono uscite solo delle linee guida che diventeranno provvedimenti operativi il prossimo 13 giugno dopo una consultazione di massa  sul sito del governo.
Però, i punti essenziali sono già delineati con sufficiente chiarezza e sono indubbiamente innovativi e condivisibili, anche se, prima di esprimere una valutazione definitiva, è bene conoscere l’articolato, considerato che, spesso, il diavolo si nasconde nei dettagli.
Così, è apprezzabile il ruolo unico dei dirigenti, il licenziamento dei dirigenti senza incarico, la riduzione del numero degli uffici periferici dello Stato, prefetture, direzioni territoriali della Ragioneria, l’abolizione di autority che non hanno  mai mostrato alcuna utilità come la COVIP, l’unificazione di  enti  che hanno funzioni similari come ACI, PRA e motorizzazione civile.
Ma , indubbiamente, il provvedimento essenziale, dal quale dipende la vera rivoluzione della Pubblica Amministrazione è il prepensionamento e la correlata staffetta generazionale, perché è dalla ampiezza e dalle modalità attuative di questo provvedimento che dipende la realizzazione degli obiettivi più importanti della riforma.
Solo con un turn over e un ricambio generazionale accelerato si potranno immettere nella macchina burocratica dello Stato quelle forze nuove che sono necessarie per un efficientamento visibile della azione amministrativa .E si potrà conseguire un secondo obiettivo altrettanto importante, una riduzione dei costi della burocrazia dell’ordine di alcuni miliardi di euro, da cui le finanze pubbliche trarrebbero grande giovamento.
La staffetta generazionale non è un toccasana che risolve tutti i problemi. Ma, in una fase difficile come quella attuale sarebbe una eccellente idea promuovere un provvedimento che consenta di conseguire contemporaneamente risultati positivi rilevanti su tre fronti  bollenti, come la disoccupazione giovanile, i costi dello Stato e l’efficienza della macchina amministrativa. 
Nonostante gli impegni pubblici presi da Renzi e dalla ministra Madia rimane, però, qualche dubbio sulla effettiva  traduzione delle linee guida in provvedimenti concreti , dubbio che sarà definitivamente superato solo quando il provvedimento – disegno di legge o, preferibilmente, decreto – sarà stato approvato dal Consiglio dei Ministri.
Ricordiamo che già il governo Letta aveva tentato di portare avanti una iniziativa analoga ma si era fermato di fronte alle obiezioni della burocrazia ministeriale. Una burocrazia che difende i propri privilegi e teme di essere spazzata via dall’avvio di un turn over che sarà su basi volontarie ma, inevitabilmente, diventerà meno volontario di fronte a posizioni di personaggi ultrasessantacinquenni  che guadagnano più del Capo dello Stato e sono un ostacolo allo sviluppo e un fattore di complicazioni burocratiche per i cittadini e per le imprese,
Per capire a che punto è arrivata la inefficienza della Pubblica Amministrazione basti considerare un dato. Su un totale di 1043 provvedimenti decisi dai governi Monti e Letta  ne sono stati posti in attuazione solo 343. Per 200 i termini sono addirittura scaduti.
È ora che chi non riesce ad attendere alle proprie funzioni o per incapacità o per scarso impegno venga chiamato a rispondere del suo operato.
Renzi ha ragione. Fra i dipendenti dello Stato ci sono uomini di alto valore, ma nelle posizioni di vertice è necessario un massiccio ricambio.
Quindi abrogazione definitiva dell’istituto del “trattenimento in servizio”,  attivazione dell’istituto dell’esonero, prepensionamenti e ingresso di giovani.
Però, questi provvedimenti possono funzionare solo se vengono applicati su larga scala. In dosi omeopatiche non avrebbero alcun effetto né sulla qualità dei servizi pubblici, né sulla disoccupazione giovanile, né sui consumi. E non sarebbero nemmeno una risposta soddisfacente a quei tanti lavoratori pubblici che, dopo una vita spesa al servizio dello Stato, sono stati fermati dalla infelice riforma Fornero alle soglie della pensione.
Un provvedimento simbolico non gioverebbe né al Paese, né alla credibilità del governo.