PRIMARIE DEL PD: GRANDE VITTORIA DI MATTEO RENZI E DEL PARTITO DEMOCRATICO

Matteo Renzi
Prima di dare un giudizio sugli sviluppi che l’elezione di Matteo Renzi produrrà sul PD e sull’Italia è bene attendere qualche giorno.
Ma un risultato importante emerge già. Il Partito Democratico esce da questa consultazione enormemente rafforzato.
La capacità di mobilitare milioni di elettori da parte di quello che è rimasto l’unico vero partito di massa a struttura democratica esistente nel nostro Paese è ancora una volta confermata al di là di ogni più rosea previsione.
E, soprattutto, appare incontrovertibile il superamento definitivo della dicotomia ex Margherita – ex DS che, da tempo, veniva fatta aleggiare da alcuni notabili come una spada di Damocle per continuare a rivendicare una propria quota nella gestione del partito.
Renzi ha vinto con amplissimo margine e per lui hanno votato indifferentemente ex democristiani e ex diessini, così come è notorio che alcuni dirigenti di provenienza cattolica hanno dato i propri consensi a Cuperlo.
In pratica, coloro che sono andati alle urne hanno espresso le loro preferenze in base ai programmi, agli slogan, alla simpatia, alla capacità di mobilitare e di coinvolgere dei candidati, ma non sulla base dell’appartenenza alle componenti originarie del partito.
È un elemento di grande rilevanza politica perché significa che il Partito Democratico è ormai un partito vero con una propria soggettività e che i suoi iscritti ed elettori si riconoscono nel PD in quanto tale e non in quanto erede della tradizione cattolica o comunista.
Se si raffronta questo risultato con il fallimento della aggregazione che aveva dato vita al PDL, ci si può rendere conto della robustezza della costruzione avviata da Romano Prodi con l’Ulivo e con le prime elezioni primarie della storia d’Italia.
L’8 dicembre è un punto di non ritorno per il Partito Democratico. Il successo della consultazione segna, anche il superamento della crisi innescata dalla congiura dei 101 parlamentari che avevano affossato nel segreto dell’urna la candidatura del Professore alla Presidenza della Repubblica.
Superamento evidenziato anche dalla decisione di Prodi di mostrare ancora una volta, nonostante legittimi, possibili risentimenti, la propria vicinanza al partito andando a votare e lanciando un invito a partecipare a quanti lo vedono ancora come il proprio riferimento politico. 
Il travolgente successo di Renzi è, inoltre,  un potente segnale per quegli esponenti  del partito e per quei parlamentari che siano tentati da ulteriori manovre di palazzo o da tentazioni di giocare in proprio. Il popolo del Partito Democratico ha chiesto compattezza e serietà e ha espresso un chiaro ripudio per le correnti e per le tendenze scissioniste.
Bene ha interpretato questi sentimenti il candidato sconfitto, Gianni Cuperlo, che, un minuto dopo che l’esito della consultazione si era delineato, ha riconosciuto la vittoria di Renzi e ha manifestato lealtà e spirito di collaborazione verso il segretario neo eletto.
In conclusione, il partito è vivo e vitale e la base dei militanti e degli elettori ha dimostrato più responsabilità e più maturità della classe dirigente che finora ha avuto l’onere di rappresentarlo. 
Toccherà ora al Sindaco rottamatore dimostrare che i nuovi gruppi di vertice che si insedieranno saranno adeguati al ruolo e capaci di dare risposte idonee alle istanze di partecipazione e di rinnovamento dei cittadini vicini al partito.